Indennità per "Criminalità Diffusa": il caso del contratto che scuote i palazzi calabresi
Scoppia la polemica sul nuovo accordo decentrato per i segretari comunali: la retribuzione legata ai rischi del territorio fa discutere. «Calabria zona difficile, ma così si etichetta una regione»
Un documento tecnico, poche pagine fitte di commi e firme, che sta però scatenando un vero e proprio terremoto politico e d’opinione. Al centro del contendere c'è il Contratto Collettivo Decentrato Integrativo per i segretari comunali e provinciali della Calabria, un atto che stabilisce le regole per i compensi aggiuntivi in caso di reggenze e supplenze nelle sedi vacanti.
A far saltare sulla sedia osservatori e amministratori non è tanto la percentuale economica fissata (il 25% della retribuzione complessiva), quanto la motivazione ufficiale messa nero su bianco per giustificare tale esborso.
Tra le ragioni che rendono le sedi calabresi di "difficile raggiungimento", il contratto cita testualmente un punto che è diventato un caso: «Gli Enti locali calabresi hanno problemi particolari di criminalità diffusa».
Nel documento si legge chiaramente che la scarsità di personale espone il Segretario a «notevoli problematiche operative e responsabilità», proprio a causa di un contesto ambientale segnato dalla presenza pervasiva della malavita. In sostanza, lavorare in un comune calabrese viene riconosciuto come un'attività ad alto rischio, una sorta di "indennità di frontiera" legata alla pressione della criminalità organizzata sul tessuto amministrativo.
La clausola ha diviso l'opinione pubblica in due schieramenti netti. Da un lato i sindacati e i firmatari, che difendono la scelta come un atto di realismo. Gestire appalti, licenze e delibere in comuni spesso sotto la lente delle commissioni d'accesso o a rischio scioglimento per infiltrazioni mafiose è un compito che richiede tutele e riconoscimenti economici superiori alla media nazionale.
Dall'altro le istituzioni e i cittadini, che leggono in quel passaggio una stigmatizzazione pericolosa. Definire la Calabria come un territorio a "criminalità diffusa" in un atto contrattuale ufficiale rischia di far apparire ogni singolo municipio come un fortino assediato, scoraggiando i giovani funzionari e offrendo un'immagine cupa dell'intera regione.
