'Ndrangheta: processo "Black money" a Vibo, ammessi quattro nuovi testi
Prosegue l'istruttoria dibattimentale. Ammesse alcune richieste delle difese degli imputati. Si ritorna in aula lunedì 12 dicembre per l'esame di altri testimoni
Acquisito oggi dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia (Vincenza Papagno presidente, a latere i giudici Pia Sordetti e Giovanna Taricco) l'avviso di conclusione indagini della Procura vibonese relativo al troncone dell'operazione "Purgatorio" sui reperti archeologici dove da tempo è caduta l'aggravante mafiosa per tutti gli indagati. La richiesta di acquisizione è stata avanzata dall'avvocato Leopoldo Marchese per dimostrare che diverse circostanze riferite nelle precedenti udienze da alcuni carabinieri del Ros non hanno poi retto al vaglio dei giudici in relazione all'associazione mafiosa ed ai reati-fine inizialmente aggravati dal metodo mafioso. Il Tribunale ha poi accolto la richiesta degli avvocati Mario Bagnato e Domenico Chindamo di ascoltare nella prossima udienza quattro testi nell'interesse del loro assistito Damian Fialek.

Non verrà invece risentito l'imprenditore e testimone di giustizia, Giuseppe Grasso. La sua citazione era stata chiesta dal pm Marisa Manzini per verificare una denuncia fatta ai carabinieri di Pandino, in Lombardia. A tale richiesta si era opposto l'avvocato Francesco Stilo, difensore di Antonio Mancuso, il quale ha prodotto due sentenze di assoluzione per provare l'inattendibilità di Grasso (sentenze del procedimento Odissea che vedeva imputati Mario De Rito e Paolo Lo Bianco). Il Tribunale ha poi accolto la richiesta difensiva dell'avvocato Stilo affinchè un perito di parte, Francesco Ranieri, si rechi nel carcere di Milano per verificare l'attuale stato di salute del detenuto Antonio Mancuso che, ad avviso del difensore, verserebbe in condizioni critiche.

In apertura di udienza ha invece deposto l'imputato Damian Fialek, il quale ha ricordato di essere stato assolto in primo grado dall'inchiesta antidroga "Doppio canale" (il cui appello deve ancora essere fissato) le cui risultanze investigative sarebbero poi state utilizzate pure nell'inchiesta "Black money". L'imputato ha poi negato pressioni e atti intimidatori sulla psicologa del carcere di Vibo, Elisabetta Franza, al fine di far spostare di cella l'allora detenuto Salvatore Mancuso, figlio del boss Giuseppe Mancuso (cl. 49). Fialek ha dichiarato di non aver mai conosciuto Giuseppe Mancuso (detenuto dal 1997) in quanto arrivato in Italia solo nel 1998 e nel 2000 in Calabria. Ha quindi sostenuto di essersi speso per far spostare di cella Salvatore Mancuso nel carcere di Vibo in quanto quest'ultimo era stato recluso con uno straniero dai modi violenti.
Il pubblico ministero, Marisa Manzini, ha infine chiesto la modifica di un capo di imputazione nei confronti di Antonio Mancuso dalla primavera del 2004 al periodo di Pasqua del 2005. Prossima udienza lunedì 12 dicembre. Su richiesta dell'avvocato Michelangelo Miceli, il pm ha poi concordato sulla modifica di un capo d'imputazione che interessa Agostino Papaianni. In questo caso, l'accusa di estorsione è stata modificata in quella di tentata estorsione.


Gli imputati sono: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo.Le accuse, a vario titolo, rivolte agli imputati sono: associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni. (g.b.)
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