E' stato eletto segretario, Vincenzo Insardà, peraltro, unico candidato, sostenuto dalla maggioranza interna. Ma non è mancato il colpo di scena...

Tutto secondo previsione o quasi. Dopo settimane di attesa, tra divisioni e polemiche, il Partito democratico è “convolato” a congresso. E nella serata di ieri è stato eletto segretario in una sala dell’Hotel 501 di Vibo Valentia, Vincenzo Insardà, peraltro, unico candidato, sostenuto dalla maggioranza interna. Ma non è mancato il colpo di scena finale, il coupe de theatre, dopo giorni di altissima tensione tra le correnti: la Commissione di Garanzia, presieduta da Giovanni Puccio e Donato Riserbato, ha annunciato che l’appuntamento per la formazione degli organismi, direzione e segreteria, è rinviato di una settimana.

Il tesseramento. “Il congresso si svolge in questa provincia perchè – ha sostenuto Riserbato – si è svolto un tesseramento condiviso e certificato. E le note vicissitudini politiche non ci impediscono di dare voce ai circoli. Ma abbiamo pensato di rivedersi tra sette giorni per la formazione degli altri organismi, allo scopo di concludere un processo inclusivo”. Dunque, ci sarà ancora una settimana di tempo per tentare di venire a capo dell’aspra diatriba che ha portato le aree di Francesco De Nisi, Stefano Soriano, Gianluca Callipo e Antonio Lo Schiavo a disertare l’assemblea. Una decisione che ha fatto storcere non poco il muso al deputato democrat Bruno Censore. “Aspettiamo ancora, lasciamo
le porte aperte a chi sta fuori – ha tuonato - ma certo non ci strapperemo le vesti se qualcuno dimostrerà di non avere la caratura da dirigente”. A fargli eco è stato Michelangelo Mirabello. “Avremmo potuto eleggere gli organi all’interno dell’assemblea eletta tre anni addietro, a seguito delle mie dimissioni per ragioni di incompatibilità con la carica di consigliere regionale, ma abbiamo deciso – ha asserito – di andare a congresso ugualmente. Questa sera – ha proseguito Mirabello - eleggiamo il segretario e lasciamo sospeso il resto, ma sia chiaro che qui c’è una maggioranza che non mostra i muscoli ma non intende farsi intimorire da chi prova ad esercitare poteri interdittivi”. Un riferimento chiaro alle opposizioni che hanno disertato l’assemblea.

L'acclamazione. Toni decisamente più concilianti quelli utilizzati da Vincenzo Insardà. “Dobbiamo imparare ad amare insieme questo partito - ha detto dopo l’acclamazione il neo-segretario – Se continuiamo ad essere individualisti, le difficoltà non possono che crescere”. Poi ha chiarito: “Lavorerò per dare forza ai circoli, mi relazionerò con i sindaci, darò voce ai giovani e alle loro prospettive. Rispetterò la storia di tutti. Mi impegnerò perché vinca il sì al referendum. D’altronde, io non ho votato Renzi, ma è il mio segretario e lo devo rispettare”. Non è mancato un riferimento alla debacle regionale del Pd “che perde pure perché rifiuta di allearsi con la ‘ndrangheta” e sul tema caldo del lavoro con riferimento ai dipendenti dell’amministrazione provinciale. “Mi recherò da loro – ha chiosato Insardà – ma senza promettere cose che poi non potrò mantenere”.