Il commento | La vergogna del bonus ai parlamentari e agli amministratori con lucrose indennità
La vergogna non conosce confini. L’azione indegna compiuta da cinque parlamentari che hanno chiesto e ottenuto il bonus di 600 euro all’Inps dei decreti Cura Italia supera l’indecenza, seppellisce nel meriggio tormentato di questa calda estate, il decoro dell’uomo, offende la politica sana e, pertanto, non può avere nessuna giustificazione.
Così come non può avere nessuna scusante l’analogo comportamento che sarebbe stato tenuto da altri amministratori pubblici (circa duemila) che avrebbero chiesto e ottenuto l’identico “aiutino” allo Stato. Vanno , ovviamente, eliminati dalla lista dei beneficiari ingordi quei consiglieri comunali dei piccoli comuni che nella maggior parte dei casi risultano poveri in canna come tanti cittadini amministrati. Ma tra gli avidi e gli insaziabili, al pari dei deputati della Repubblica, vanno inclusi a pieno titolo gli amministratori regionali e quei sindaci che usufruiscono di ben retribuite indennità di carica. A questi signori non resta che chiedere scusa e fare le valige.
Un atto non richiesto dalle legge, ma dovuto nei confronti soprattutto di chi quotidianamente soffre in quanto non riesce in alcun modo non solo a pagare le bollette della luce e del gas ma neppure ad aggiustare il pranzo con la cena. Sia chiaro. Chi sta al Parlamento e chi amministra un Ente pubblico non è lì per fare la bella vita, per fare la cresta su tutto e su tutti e per lucrare anche se legalmente in maniera miserabile sulle disgrazie di questo nostro tempo. Chi sta nei sacri palazzi deve dare risposte ai cittadini con l’azione e con l’esempio e se è necessario anche aiutare nei momenti difficili i cittadini con le proprie sostanze, donando, se occorre, anche la propria giacca, lavata di fresco, al viandante sofferente in cammino, così come fece negli anni Cinquanta un sindaco amato dal suo popolo e poi dal suo stesso popolo silurato per troppa bontà.
Ma sia chiara anche un’altra cosa. Il passato non è stato immune da questi gesti pidocchiosi e di ingordigia infinita. Ci sono stati uomini e burocrati della Prima Repubblica che si sono arricchiti e speculato su tutto, finanche sui buoni pasto, nel silenzio complice di una società che preferiva chiudere gli occhi, nonché amministratori e funzionari di piccoli comuni che si sono spartiti finanche, sotto la parvenza della regolarità degli atti, le piccole risorse destinate ai poveri. La vergogna in politica non conosce confini e non conosce tempo.
