Un contesto decisamente pesante, con continue minacce e atti criminosi accertati nell’inchiesta “Nuova Linea”, coordinata dalla Dda della Procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri. Dinamiche ben chiare nel territorio di Bagnara Calabra e dintorni, scritte nere su bianco nelle carte delle indagini che hanno acclarato la piena attività delle cosche di ‘ndrangheta, che controllavano anche la politica cercando di influenzare l’operato dell’amministrazione comunale.

Uno degli elementi di spicco dei clan, Rosario De Giovanni, è finito in carcere. Proprio lui si è letteralmente infuriato a seguito della nomina di Rosario Bambara a comandante della Polizia Municipale. Proprio quest’ultimo ha subito un grave attentato la sera dell’8 agosto 2017, quando Rosario Praticò, altro capoclan, sparò diversi colpi di pistola contro la sua abitazione. È solo uno dei tanti atti di violenza subiti dal comandante.

Ma è proprio De Giovanni, alias “Melu u Bastuni”, ad essere imbufalito con Bambara per via dei «controlli sempre più stringenti nei confronti dei venditori ambulanti di Bagnara Calabra», viene scritto nelle carte dal gip. Un episodio in particolare, 14 giugno 2018, lo ha mandato su tutte le furie, ovvero quando i Carabinieri hanno messo i sigilli a “Il Gabbiano Bianco”, una sala ricevimenti a lui riconducibile. A distanza di una settimana, De Giovanni minaccia di morte Bambara, che denuncia il fatto alle Autorità. Come riportato dal Corriere della Calabria, l’episodio sarebbe avvenuto lungo il Corso Vittorio Emanuele II, mentre Bambara insieme a due operai era intento ad istallare della segnaletica stradale. «Intorno alle 10.40 si avvicina “Melu u Bastuni” e si rivolgeva a me mentre io facevo finta di nulla. Lui diceva testualmente, attirando a quel punto la mia attenzione, “se sacciu ca fusti tu a farmi fare il sequestro al ristorante a Marinella ti scippo a testa a tia, a to mugghieri e a i to figghi”». Una gravissima minaccia di morte, denunciata ai militari dell’Arma.

Sempre il comandante descrive altri episodi, come in occasione di un controllo sul tetto di un’abitazione riconducibile al fratello del boss, Orlando De Giovanni. All’epoca Bambara era un agente della Polizia Municipale. «Eravamo andati a fare un accertamento alla Marinella sul tetto di una casa, nei pressi dei vigili del fuoco. Non riuscendo a trovare questo Orlando, lasciavamo detto ai familiari di contattarci. Tornati al Comando abbiamo trovato ad aspettarci “Melu u Bastuni” che ci minacciava perché aveva saputo che ero io a voler fare quell’accertamento».

Gli inquirenti hanno ricostruito anche il rapporto tra “Melu u Bastuni” e Giuseppe Marino, responsabile dell’Ufficio tecnico di Bagnara Calabra (non indagato). Il 3 ottobre 2018 De Giovanni era in compagnia dello stesso Marino, e contatta un altro soggetto per esortarlo a «recarsi al Comune il giorno dopo per parlare con il geometra Callia». Marino rassicura l’interlocutore sul fatto che, in caso di bisogno, avrebbe rilasciato lui stesso le autorizzazioni necessarie. Nessun dubbio per chi indaga: il riferimento è proprio ai lavori da eseguire alla sala ricevimenti “Il Gabbiano Bianco”.