La Corte d'appello ha capovolto la sentenza di primo grado sui due taurianovesi accogliendo le tesi degli avvocati Napoli e Managò

La Corte d’appello di Reggio Calabria ha assolto Carmelo Zagari, condannato in primo grado a 9 anni, e Francesco Crea (8 anni) da tutte le accuse. La sentenza è giunta nel primo pomeriggio, accogliendo le richieste dei legali dei due imputati, gli avvocati Antonino Napoli e Antonio Managò. La procura generale, invece, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Insieme a Zagari e Crea è imputato anche Ernesto Fazzalari, il super latitante arrestato dopo 20 anni di latitanza. La sua posizione era stata stralciata e, dopo il suo arresto, il suo processo è iniziato davanti al gup del Tribunale di Palmi.

Cosca di Taurianova A Carmelo Zagari ed Ernesto Fazzalari viene contestato il ruolo di direzione della cosca di Taurianova e il totale controllo nella gestione delle compravendite di terreni nel territorio cittadino. Controllo che, secondo l’accusa, avrebbe assicurato ai due una parte rilevante dell’introito derivante dalle compravendite. A Francesco Crea, viene invece contestato il ruolo di partecipe della ‘ndrina ed imponendo, su ordine dello Zagari e di Fazzalari, al marchese Riccardo De Riso Paparo-Gagliardi e agli acquirenti dei terreni ceduti da quest’ultimo il versamento agli imputati di una parte rilevante delle somme corrisposte in occasione del trasferimento dei fondi dell’ex feudo Gagliardi.

L'inchiesta  Ila polizia di Taurianova, nella ricerca del latitante Fazzalari, ritenendo Crea vicino agli Zagari-Fazzalari, aveva richiesto ed ottenuto dalla Dda di Reggio Calabria un decreto di intercettazione ambientale per la ricerca del latitante. Nell’abito dell’attività di indagine vennero captati dei colloqui tra Crea e Zagari da cui sarebbe emerso l’interesse alla compravendita del terreno dell’ex feudo Gagliardi, per il quale Crea aveva ricevuto dal marchese l’incarico quale mediatore. Gli avvocati degli indagati hanno contestato la ricostruzione accusatoria ritenendo che si sia trattato di una legittima operazione commerciale a cui Zagari avrebbe partecipato senza alcuna imposizione del metodo mafioso.