Prevenire un infarto grazie a un semplice smartwatch. Una scoperta importante, che potrebbe salvare tante vite, made in Calabria: i protagonisti di questa rivoluzionaria ricerca sono infatti il noto dottore Ciro Indolfi - professore dell'Università Magna Graecia di Catanzaro e direttore dell'Unità operativa complessa di Cardiologia del capoluogo - e la sua stretta collaboratrice Carmen Spaccarotella, della Divisione di Cardiologia e Centro di ricerche in malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, coordinatrice della ricerca. Il lavoro è frutto di uno studio durato oltre un anno e che ha coinvolto 100 soggetti, di cui di cui l’80% con sintomi di infarto e il 20% asintomatici, pubblicato sulla rivista scientifica Jama Cardiology.

Prevenire l'infarto. Come ha spiegato lo stesso dottor Indolfi in un'intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud, negli ultimi anni la cardiologia ha fatto enormi progressi che hanno portato ad un allungamento dell'età media "di circa 5 anni": "Possiamo agire con i farmaci per trattare i fattori di rischio modificabili come colesterolo, ipertensione e diabete - ha dichiarato - oppure modificare lo stile di vita con una dieta sana, ricca di verdura pesce e frutta, o infine effettuare un esercizio fisico regolare, fare un uso moderato di alcol e soprattutto smettere di fumare". A ciò si aggiunge, grazie ad un illustre lavoro, lo smartwatch salvacuore. Lo studio del professor Indolfi ha infatti dimostrato per la prima volta "che è possibile utilizzare uno smartwatch per la diagnosi precoce di infarto". Questi strumenti, come ad esempio l’Apple Watch, sono solitamente programmati per esplorare l’attività elettrica di una parte soltanto del cuore. Lo studio di Indolfi e Spaccarotella ha però dimostrato che è possibile spostare l’orologio in diverse posizioni del corpo così da effettuare una rilevazione pari a quella di un Ecg (elettrocardiogramma) standard.

Dati valutati da un medico. L'orologio può infatti essere tolto dal polso e, mettendolo in nove diverse posizioni sul torace, può riconoscere un eventuale attacco cardiaco con un'affidabilità che arriva al 94%. Sicuramente un Ecg risulta maggiormente idoneo per diagnosticare un infarto (le apposite linee guida in caso di dolore toracico, soprattutto se associato a difficoltà di respirazione, consigliano infatti di eseguire un Ecg entro 10 minuti dal primo contatto con il medico) ma al contrario di uno smartwatch - che si porta continuamente con sè - non sempre è tempestivamente disponibile in caso di sintomi. Al momento è necessario che i dati rilevati vengano comunque valutati da un medico. "In futuro tuttavia - ha dichiarato Indolfi - è probabile che saranno resi disponibili software in grado di fare automaticamente la diagnosi di infarto, come già accade per la fibrillazione atriale".