Comune Vibo, fuori Console dalla giunta per trovare la quadra
Il sindaco ha sfiorato anche la rottura con il gruppo di Lico prima di pentirsi e ritornare sui propri passi
Maggioranza in preda a una crisi di nervi a Vibo Valentia. Sette assessori su nove cambiati in due anni – salve solo Cultura e Politiche sociali - un progetto civico finito nel tritacarne della politica, la prospettiva del cambiamento e del nuovo corso sciolta come neve al sole. I numeri a Costa continueranno a non mancare in Consiglio. Se una cosa non manca a questa amministrazione è la mentalità da ragioniere. Ma la modalità usa e getta con cui il sindaco tratta i suoi assessori diviene a questo punto l’elemento-chiave di discussione. In due anni si contano sette “caduti”, tra revoche e dimissionari, il difficilissimo assessorato all’Ambiente è già al terzo tentativo. E soprattutto, il quadro della maggioranza appare semplificato e ridimensionato rispetto all’esito elettorale. La città è in mano alla “Triplice Intesa” Costa-Luciano-Mangialavori. Con il capo dell’Amministrazione che, pur di evitare la crisi, continua ad assecondare le aspettative dei gruppi consiliari e di qualche partito politico.
E’ rimasto aggrappato alla maggioranza, in extremis, anche Michele Lico, uno dei principali supporter di Costa. In realtà si è arrivati ad un passo dalla rottura quando il gruppo di Liberamente ha deciso di votare contro la modifica dello Statuto e l’assessore di riferimento di quella compagine, Laura Pugliese, è finita sulla graticola. Poi la notte ha portato consiglio a Costa e all'alba prima è arrivato il pentimento, infine, la riconciliazione. A farne le spese è stato così Nico Console, sacrificato all’altare di quel peccato originale mai espiato: la mancanza di consiglieri in Aula. Il tutto condito dalla consueta frittata degli errori materiali degli uffici. La revoca del titolare della delega al Commercio è stata infatti pubblicata sul sito del Comune e poi cancellata e sostituita con il solito tratto di penna rossa, da una lettera di dimissioni del diretto interessato. Con o senza Console, tuttavia, poco o nulla cambierà negli equilibri consiliari. Il sindaco continuerà ad avere i numeri di sempre, se si escludono la posizione di Francescantonio Tedesco fuori dagli schemi e di Giuseppe Muratore, forzista atipico e poco propenso a sottostare ai diktat. Ma v’è qualche altro dato da annotare. Dalla maggioranza escono definitivamente due forze che hanno contribuito in maniera piuttosto significativa alla vittoria della coalizione … civica di Elio Costa. Vengono cancellati con un tratto di penna l’Udc e l’Ncd. Lo Scudocrociato, assente dal Consiglio da un anno, adesso viene estromesso pure dalla Giunta. Il Nuovo Centro-destra, di fatto, rimane in assemblea, sotto le insegne di Vibo Popolare, ma da tempo i due eletti non rispondono più ad Alfonso Grillo. Peraltro, a giorni vi sarà la surroga di Katia Franzè, neo-assessore all’Urbanistica ed all’Immigrazione, al posto di Laura Pugliese, spedita al Bilancio, che farà spazio a Raffaele Arcella, da sempre uomo vicinissimo al sindaco.
Bandito definitivamente il civismo, non si può neppure dire, però, che questa sia un’Amministrazione di centrodestra. Se si esclude la posizione di Forza Italia, tutte le altre forze politiche sono al momento fuori dall’esecutivo. Udc, Ncd, Movimento per la Sovranità, Noi con Salvini e Fratelli d’Italia rimangono estremamente critici o distanti nei confronti del modello Costa e verosimilmente si apprestano a mettere in piedi un’alternativa.
A proposito, durissimo ieri il commento di Ottavio Gaetano Bruni. L’estromissione di Nico Console ha detto laconicamente “è inconcepibile politicamente e amministrativamente, una decisione senza senso che non merita al momento altri commenti”.
Non meno duro Alfonso Grillo: “Del quadro di riferimento iniziale – ha detto il responsabile di Ncd - è rimasto ben poco. Nessuna identità, infatti, può essere assegnata alla maggioranza perché, a parte i Liberali per Vibo a rappresentare Fi, il resto è ideologicamente indefinito e indefinibile. Lo stesso Costa, che fino a qualche tempo fa strizzava l’occhio al Pd facendo infervorare Censore che aveva intuito tutto”. Dunque, “il fallimento non è della politica, non è dei partiti e men che meno del centrodestra. Se proprio vogliamo individuare le responsabilità – ha concluso – cerchiamole nei limiti del civismo in salsa vibonese, un fenomeno carsico che finirà per affossare il suo stesso ideatore”.
