'Ndrangheta: No del Tribunale di Vibo a confisca beni imprenditore Castagna
Dissequestrati beni per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro. "Bocciata" la tesi degli inquirenti sulle origini del patrimonio. Applicata la sorveglianza speciale di un anno
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Dissequestrato dal Tribunale "Misure di prevenzione" di Vibo Valentia presieduto da Lorenzo Barracco (a latere i giudici Adriano Cantilena e Graziamaria Monaco) il patrimonio dell'imprenditore Antonino Castagna, 65 anni, di Jonadi, valutato in circa 80 milioni di euro e sequestrato dalla Dia il 23 febbraio 2015 sulla scorta delle risultanze investigative confluite nell'operazione antimafia denominata "Black money", scattata nel marzo 2013 e che vede tuttora Castagna imputato dinanzi al Tribunale collegiale.

Per il Tribunale di Vibo Valentia non vi sono elementi per ritenere il patrimonio dell'imprenditore Antonino Castagna "viziato sin dall'origine" ovvero nato grazie alla vicinanza al clan Mancuso di Limbadi. Vi sono solamente le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Angiolino Servello, che fanno risalire i contatti tra l'imprenditore ed i Mancuso sin dagli anni '80, ma tutti gli altri testi riferiscono di periodi successivi agli anni '80. La consulenza del dottor Antonio Schiavone, di cui si è avvalsa la difesa di Castagna rappresentata dagli avvocati Antonio Porcelli e Salvatore Staiano ( i familiari dell'imprenditore, ovvero Grazia La Bella era invece assistita dall'avvocato Bruno Ganino, Daniela Castagna dall'avvocato Gianfranco Giunta, Nicola Castagna dall'avvocato Luigi Fornari, Ylenia Castagna dall'avvocato Marinella Chiarella), ha anzi spiegato che l’errore di fondo degli investigatori è dato dalla mancata individuazione di tutti i finanziamenti ricevuti dall’impresa Castagna nata nel lontano 1974. Gli inquirenti hanno invece analizzato i soli redditi a partire non dal 1974, ma dal 1984, non individuando le fonti di finanziamento ricevute dall’impresa a partire dalla fine degli anni ’70, oltre ai rimborsi Iva che ammontano a milioni di euro avendo la ditta preso lavori in tutto il mondo. Un’impresa con oltre 200 dipendenti e quasi 25 miliardi di fatturato e che dal 1983 al 1999 ha lavorato anche con il Nuovo Pignone. Alla luce della consulenza, il dottor Antonio Schiavone ha escluso fonti di finanziamento illecite nell’impresa Castagna.

Per il Tribunale, quindi, sarebbe "poco prudente fondare la pericolosità sociale di un soggetto sulla sola base delle dichiarazioni succinte e generiche"del collaboratore Angiolino Servello ed è "ben difficile sostenere anche semplicemente una contiguità di Castagna con l'associazione criminale dei Mancuso negli anni '80". Anche volendo considerare il solo arco temporale che va dal 2003 al 2013, l'eventuale pericolosità dell'imprenditore Castagna, per il Tribunale "non raggiunge di certo quel livello di gravità tratteggiato" dagli inquirenti.
No alla confisca. Per i giudici, dunque, pur volendo interpretare la richiesta di confisca dei beni come fondata sull'attuale pericolosità dell'impresa, "neanche in questo caso potrebbe procedersi alla confisca, atteso che gli inquirenti hanno concentrato la loro attenzione sull'origine del patrimonio dell'imprenditore e non anche sulle successive vicende economiche". In tal modo, ad avviso, del Tribunale, vengono a mancare totalmente "gli elementi indiziari che consentono di ritenere che l'avvio delle attività imprenditoriali di Castagna e gli sviluppi successivi siano conseguenza di attività illecite dello stesso" e per tali motivi "non è consentito procedere alla confisca dei beni in sequestro che, al contrario, vanno restituiti agli aventi diritto".

Relativamente, invece, all'applicazione della misura di prevenzione personale, il Tribunale ha applicato all'imprenditore Antonino Castagna la sorveglianza speciale per un anno con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Soddisfazione per il dissequestro è stato espresso da tutti gli avvocati che hanno assistito l'imprenditore Castagna ed i suoi familiari.
