«Ragazzi, sei vi dico 'treno' andate da quella parte». Le parole contenute in un video girato nella tarda serata del 30 agosto rappresentano una delle principali fonti di prova in mano agli inquirenti che indagano sulla strage di Brandizzo. A realizzarlo, servendosi del proprio telefonino, è stato il messinese Kevin Laganà, il più giovane degli operai deceduti.

I familiari hanno recuperato la bozza dal suo profilo social e hanno consegnato il file al loro legale, Enrico Calabrese, che lo ha subito messo a disposizione della procura di Ivrea. Anche ieri i magistrati e la polizia ferroviaria hanno proseguito i loro accertamenti.

Non si può escludere che i nomi di altri indagati vadano ad aggiungersi a quelli di Antonio Massa, addetto della Rfi, e di Andrea Girardin Gibin, capocantiere della ditta Sigifer. Secondo l’avvocato Calabrese e il collega Marco Bona dalle immagini «sembrerebbe emergere un modus operandi non occasionale», con «direttive assai pericolose» per i lavoratori e una quantità di «dubbi sull’adeguatezza tecnica dei sistemi di comunicazione e di sicurezza». Procedure, regolamenti, abitudini.

Anche di questo i pubblici ministeri hanno parlato per ore con la testimone chiave, la venticinquenne Enza Repaci, dipendente Rfi originaria di Reggio Calabria, che la sera del 30 agosto, dalla sala controllo di Chivasso, per tre volte aveva lanciato un avvertimento rimasto inascoltato: non occupate i binari, ci sono ancora dei treni. Alla quarta telefonata ha saputo che era accaduta la tragedia.