Teste di agnello mozzate, buste di proiettili, auto incendiate persino ai carabinieri, decine di danneggiamenti a scopi intimidatori, aggressioni. Aveva seminato il terrore a Viterbo la presunta organizzazione sgominata dai carabinieri del Comando provinciale al culmine di un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

La 'ndrangheta e gli albanesi. A capo del sodalizio criminale c'erano il calabrese Giuseppe Trovato, detto Peppino, e l'albanese Ismail Rebeshi, detto Ermal. Un'alleanza che aveva stretto nella morsa della criminalità il Viterbese. Da una parte il metodo tipico della 'ndrangheta per il controllo del territorio e dall'altra la violenza della criminalità albanese per assoggettare tutti e tutto alle logiche dell'arroganza mafiosa. L'obiettivo era quello di controllare il tessuto economico locale. Trovato, titolare di tre "Compro oro" a Viterbo, era interessato in particolare al commercio dei preziosi usati mentre l'albanese si occupava dei locali notturni frequentati da stranieri. Sotto di loro avrebbe operato un gruppo criminale disposto a tutto pur di raggiungere gli obiettivi prefissati. A fermarlo sono stati i carabinieri che all'alba di oggi sono entrati in azione con l'ausilio di elicotteri e unità cinofile per la ricerca di armi e droga.


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Tredici arresti. Undici persone sono così finite in carcere mentre due sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. A vario titolo sono accusati di associazione di tipo mafioso, estorsioni, danneggiamenti, incendio, furto, tentativi di rapina, lesioni personali, favoreggiamento personale, illecita concorrenza con violenza o minaccia, detenzioni di armi comuni da sparo.

Escalation di violenza. L'organizzazione, frutto della fusione tra la metodologia mafiosa calabrese importata da Trovato e l'inclinazione violenta della criminalità albanese propria di Rabeshi, è stata capace di diffondere nel capoluogo della Tuscia timore e soggezione. Basti pensare ai continui atti intimidatori messi in atto da gennaio 2017 a oggi (gli investigatori ne hanno ricostruito una cinquantina). A un commercialista di Viterbo, ad esempio, sono state incendiate di notte due auto e danneggiata una terza, gli è stata inviata una lettera minatoria con all'interno alcuni proiettili e gli è stato fatto ritrovare un animale selvatico morto. I titolari dei "Compro oro" concorrenti sono stati presi letteralmente di mira. Uno di loro, tra settembre e novembre 2017, si è svegliato la mattina trovando incendiate due macchine, vedendo appese sulla serranda del negozio tre teste di maiali con proiettili conficcati sulla fronte, oltre a lumini funebri e scritte minatorie che imbrattavano la vetrina. Le fiamme appiccate all'auto di un altro rivenditore di preziosi usati, invece, hanno finito per interessare anche l'abitazione dove viveva con la madre anziana, deceduta dopo qualche giorno.

Le intimidazioni ai carabinieri. Le indagini, coordinate dai pm Michele Prestipino, Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci, hanno evidenziato il profondo rancore nutrito dal gruppo criminale nei confronti delle forze dell'ordine. Astio sfociato in pedinamenti per studiare le loro abitudini di vita e nell'incendio delle macchine di due carabinieri (uno dei quali aveva partecipato all'arresto per droga di Rabeshi). Gli stessi militari sono riusciti a sventare il tentativo degli indagati di dare alle fiamme l'auto di un agente della polizia, "responsabile" di aver avviato una serie di controlli amministrativi sui "Compro oro" gestiti da Trovato.