C’è voluto quasi mezzo secolo per riuscire ad incastrare l’assassino di una 19enne, avvenuto negli Stati Uniti. Un omicida dalle origini calabresi, come vedremo più avanti, ormai settantenne e nonno a tempo pieno. Alle sette del mattino dello scorso 17 luglio, qualcuno ha bussato alla porta della sua casa di East Hempfield, a pochi chilometri da Lancaster, Pennsylvania: si è consegnato alla Polizia senza opporre alcuna resistenza, dopo aver preso visione del mandato di cattura.

I fatti

Lindy Sue Little, poi signora Biechler, aveva 19 anni, sposata da uno, ed era impiegata in un negozio di fiori. È ammazzata con un colpo di forbice per ogni anno di età. Il Corriere della Sera ha ripercorso i passi della vicenda. Era il 5 dicembre 1975 e Lindy Sue aveva appena fatto acquisti nel negozio di alimentari vicino a casa. Il tempo di posare le borse della spesa sul tavolo e qualcuno l’aveva aggredita. Una lotta furibonda non era stata sufficiente per salvarsi la vita: prima abusata e poi uccisa con un paio di forbici afferrate nella cucina dal suo aggressore, lasciate poi conficcate nel collo. A trovare il corpo della ragazza era stata la zia, passata di lì un paio di ore dopo l’attacco per lasciarle la ricetta di una torta. La polizia non sapeva dove sbattere la testa. Escluse rapidamente il marito, Philip: al di là dell’alibi, non erano emersi motivi ragionevoli per un assassinio su commissione, anzi, i due andavano d’amore e d’accordo.

In mancanza di idee su cui lavorare, una volta conclusa la rassegna di testimonianze di parenti e amici il caso venne, sostanzialmente, accantonato. Col senno di poi, uno spunto avrebbe potuto guidare le indagini c’era: i genitori della ragazza avevano raccontato che, poche settimane prima di morire, Lindy Sue aveva confessato di sentirsi a disagio. Seguita e spiata da qualcuno fino nell’androne di casa, prosegue ancora il racconto dei fatti secondo il Corriere della Sera. Qualcosa di più di una sensazione, diceva, ma nulla di concreto sul presunto pedinatore. Non lo aveva mai visto in faccia. Mamma Eleanor e babbo Wayne morirono nei primi Anni 2000 senza avere risposte sulla fine della loro figlia. Il marito decise di non soccombere al dolore: si iscrisse all’università, prese una laurea in discipline artistiche, nel 1990 si risposò ed ebbe una figlia. E continuò con la sua passione, creare oggetti d’arredo in metallo. Professione che svolge tuttora e che, allora, stava convincendo la coppia, poco prima della tragedia, a cambiare residenza per poter allestire uno studio casalingo. Non ne avevano avuto il tempo.

Le indagini

Il Dna del colpevole, estratto da un indumento intimo della ragazza, era stato inserito nel database nazionale dei criminali schedati già nel 2000. Non era stata trovata alcuna corrispondenza: in quei casi, l’unica speranza - per così dire - è che l’individuo torni a delinquere. Nel gennaio 2019 il caso è stato ripescato dall’archivio della procura di Lancaster, che ha creato un ufficio apposito per i cold case. A collaborare alle indagini CeCe Moore, impiegata alla Paraborn NanoLabs, società della Virginia specializzata in analisi dei profili genetici. Il caso Biechler era ostico: non solo il profilo dell’assalitore era sconosciuto alle forze dell’ordine ma anche la consultazione delle banche dati private e commerciali non aveva che restituito tenui tracce di possibili antenati dell’individuo. Moore non si è data per persa: incrociando il profilo genetico e i cognomi dei suoi proprietari, ha ottenuto una lista di persone di interesse. Curiosamente, tutti condividevano antenati comuni col killer che arrivavano da un minuscolo comune italiano in provincia di Catanzaro, Gasperina. L’elenco iniziale contava 2.300 nomi sparsi per gli States. A forza di tirare righe sulla lista si è concentrata su un nome: David Vincent Sinopoli. Età e antenati erano compatibili: Sinopoli era nato nel 1954 da Julia e George Sinopoli, i cui genitori erano emigrati da Gasperina in provincia di Catanzaro.

Il profilo di Sinopoli

Impiegato a lungo in una stamperia, dopo un primo matrimonio dal quale erano nati due figli Sinopoli aveva sposato Marina nel 1987 e avuto una terza figlia con lei. Per un certo periodo aveva aiutato la moglie nel suo salone di bellezza a Mount Joy. Non è un dettaglio da poco perché la fedina penale di Sinopoli reca un precedente inquietante: nel 2004 si era dichiarato colpevole di aver spiato una cliente mentre si abbronzava, nuda, con una lampada solare. Un anno con pena sospesa. Spulciando i registri è emerso, soprattutto, un dato sconvolgente: l’indirizzo di casa del 1975 di Sinopoli era 104 Kloss Drive. Lo stesso della vittima.

La conclusione e l’arresto

Lo scorso febbraio, dopo settimane di appostamenti, gli investigatori sono riusciti a ottenere un campione del Dna di Sinopoli seguendolo in aeroporto a Philadelphia: sono riusciti a recuperare un bicchiere di carta dove aveva bevuto un caffè. L’esame ha stabilito che la possibilità che la firma genetica dell’assassino non sia quella di Sinopoli è una su diecimila miliardi. Adams dice che l’arresto «è solo il primo passo»: bisognerà vedere se Sinopoli proverà a lottare in aula o se si dichiarerà colpevole, cercando un accordo con l’accusa. Allo stato è in custodia nel carcere cittadino, senza cauzione, in compagnia dei fantasmi che si è fabbricato con le sue mani.