La Corte d’appello di Catanzaro ha rigettato il ricorso dell’imprenditore Giuliano Caruso e di un suo presunto prestanome Orazio La Torre. La Procura della Repubblica di Lamezia Terme aveva disposto la confisca dei beni di Giuliano Caruso nel settembre 2017 sulla base delle informative del nucleo mobile del gruppo Guardia di Finanza di Lamezia Terme.


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La Corte ha dunque confermato “la pericolosità sociale di Giuliano Caruso espressa dai giudici di primo grado”. Successivamente ha dunque decretato la confisca dei beni ad eccezione di una piccola parte di terreno di un valore di circa 10.000 euro che è stata restituita ad Orazio La Torre. I beni di Giuliano Caruso erano stati confiscati nel 2017 dalla Guardia di Finanza di Lamezia Terme, comandata in quel periodo dal Tenente Colonnello Bianco, dopo una fitta rete di indagini dalle quali erano emersi i presunti legami tra le ricchezze di Giuliano Caruso e l’attività usuraria che Caruso avrebbe svolto sul territorio lametino e dalla quale deriverebbero le ricchezze accumulate. I beni confiscati dalla Guardia di Finanza si attestavano in oltre 8.500.000 euro. (f.t)