Stabilito un canone mensile di 129 euro senza tenere conto delle fasce di reddito. La denuncia del consigliere Antonio Lo Schiavo

È un allarme quello lanciato dal consigliere comunale dei "Progressisti per Vibo" Antonio Lo Schiavo. Un allarme che parla di diritti e di un'ingiustizia che si sta consumando a Vibo Valentia. Perché "le politiche sociali non si vedono e questo non è accettabile". Il riferimento è al caso scoppiato sull'asilo nido comunale, dove il Comune ha stabilito il pagamento di un canone mensile – di 129 euro – senza prevedere né esenzioni né fasce di reddito. Insomma, tutti sullo stesso livello – poveri e ricchi della città – e questo, ha sottolineato Lo Schiavo non è "possibile, considerato che stiamo parlando di una struttura pubblica e il pubblico dovrebbe andare incontro alle esigenze delle fasce più disagiate". Per questo ha deciso di farsi portavoce del disagio manifestato da molti genitori che non hanno potuto iscrivere i propri figli all'asilo, considerato che in tanti non hanno la possibilità di pagare 129 euro al mese.

La denuncia. Dai social, ieri Lo Schiavo ha lanciato il suo monito: "La città di Vibo ha un asilo nido comunale, pulito e decoroso. La cosa che non va bene però – ha spiegato - è che la retta non sia ancorata alla fascia di reddito, come prevede il regolamento, ma sia uguale per tutti. Questo non va bene, perché tanti non hanno la possibilità e perché il pubblico, a differenza del privato, deve aiutare chi sta peggio. Chiederò al sindaco della città di Vibo, alla dirigente competente, e all'assessore alle politiche sociali di intervenire subito per mettere dei correttivi , facendo pagare proporzionalmente di più a chi ha di più e meno a chi sta peggio". Secondo Lo Schiavo il Comune, infatti, avrebbe dovuto programmare per tempo la questione e prevedere delle fasce di reddito - con un calcolo sull'Isee delle famiglie - così come un contributo per andare incontro alle famiglie in difficoltà.

L'iscrizione. In tutto 19 i posti che erano stati messi a disposizione e nell'avviso palazzo "Luigi Razza" aveva spiegato tempi e modalità per presentare la domanda di iscrizione. Non previste né esenzioni, né riduzioni e quanto alla graduatoria, per avere il massimo punteggio – ossia 8 – occorreva essere "unico genitore convivente e occupato"; 5 invece se l'unico genitore non risulta occupato e il minimo – 3 – per "bambini appartenenti a nucleo con uno dei due genitori deceduto o detenuto, emigrato, o figlio di ragazza madre o ragazzo padre, o separato o divorziato". Insomma, più "giusto" di così...