Nella splendida Villa comunale Mazzini di Palmi  si è tenuta la cerimonia di consegna del premio "Prometeus 2023". Tra i premiati il procuratore del Tribunale dei minori di Reggio Roberto Di Palma e la giornalista Paola Militano. L'incontro è stato moderato dal caporedattore di "Gazzetta del Sud" Arcangelo Badolati e da Lilli Sgrò. Tra gli ospiti della due giorni,  anche Alba Parietti, il commissario della Calabria Film Commission Anton Giulio Grande, la ricercatrice Sandra Misale, premiata (per la sezione medicina d’eccellenza) e la coordinatrice della Caritas diocesana di Reggio Calabria, Bruna Mangiola (per la sezione volontariato e filantropia).

Di Palma, torna a Palmi, dove ha lavorato come pm. «Qui ho mosso i primi passi –ha affermato – e poi sono stato tanto tempo applicato come Direzione distrettuale antimafia. E anche oggi, come procuratore dei minori, mi occupo di alcuni ragazzi di queste zone e Palmi è un po’ nel cuore». Ha istruito i processi “Porto” e “Viola Marcello + 24” e coordinato alcune delle inchieste più importanti contro la ‘ndrangheta reggina. Oggi un impegno diverso. «Vivo nel mondo minorile da un paio d’anni, posso dire che i ragazzi hanno tante possibilità e noi dobbiamo essere capaci di comprendere gli interessi dei giovani. Abbiamo dei dati importanti, quasi tutti i ragazzi che vengono messi alla prova riescono ad abbandonare i contesti criminali, solo una percentuale minima e irrisoria ricade nella commistione di reati. Questo è per noi un dato estremamente significativo».

Il direttore del Corriere della Calabria, Paola Militano, dal canto suo ha affermato: «Saluto Roberto di Palma, il magistrato – poco avvezzo alle luci della ribalta – che ha firmato le inchieste più importanti contro le cosche della Piana di Gioia Tauro, catturato 18 tra i latitanti più pericolosi e coordinato inchieste come “Mala Sanitas” e “Sistema Reggio” confluita poi nel processo Gotha. Ed ora il Procuratore impegnato a salvare i ragazzi della ‘ndrangheta da un destino già segnato, in una terra dove la criminalità organizzata continua a rubare speranza e futuro".

Sulla corretta informazione la Militano ha aggiunto: «Come ebbe a dire Peppe Fava, cronista ucciso da cosa nostra: “Un giornalismo fatto di verità impediscemolte corruzioni, frena la criminalità, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane”. Il giornalismo di verità ha bisogno di editori di buon senso, lontani da logiche perverse, capaci invece di “portare acqua pulita”, come diceva Enzo Biagi, alla fonte dei propri lettori. Perché se da un verso i fatti sono le fondamenta della notizia, dall’altro analisi e commenti, decisi nella stanza di editori spregiudicati, ne alterano la realtà e la verità, dimenticando quel patto con il lettore che non andrebbe mai tradito, per il bene dell’informazione tutta. In Calabria come altrove non c’è bisogno di etichette di giornalismo o di giornalisti “antimafia”: questo mestiere se fatto con onestà intellettuale e senso di responsabilità è “antindrangheta” senza bisogno di sigilli e classificazioni».