Pd verso la scissione, ma i big del Vibonese restano quasi tutti. Esce solo Lo Schiavo
Un tempo quella vibonese fu la provincia più bersaniana d'Italia. Tanto che, dopo le primarie per il parlamento, l'allora leader democrat inviò un video con il quale si complimentava con i suoi scudieri vibonesi che si erano battuti per una candidatura in posizione utile. Da queste parti -scrive questa mattina la Gazzetta del Sud - Matteo Renzi sembrava, in quella fase, poco più che una meteora. Solo alcune decine di persone lo accolsero al suo arrivo in camper nella Biblioteca comunale. Poi venne l'epoca della batosta per Bersani che avrebbe dovuto vincere elezioni alla fine soltanto pareggiate e le cose cambiarono profondamente.
Tutti pronti a saltare sul carro del vincitore. Prima passò con l'allora sindaco di Firenze l'area moderata dem, subito dopo arrivò lo strappo inatteso pure del neo-parlamentare Brunello Censore. E nel giro di un anno, poco più, il territorio subì una metamorfosi e si trasformò in un fortino per l'ex premier. Tutti renziani o quasi.
Insieme al sindaco di Pizzo Gianluca, unico a non figurare nella lunga lista dei convertiti sulla via della Leopolda, gradualmente sposarono la causa del Presidente del Consiglio che nel frattempo dava il ben servito a Letta, l'ex presidente della Provincia Francesco De Nisi (come facilmente prevedibile) e poi a sorpresa il deputato Bruno Censore. Stefano Soriano rimaneva con i Giovani Turchi di Matteo Orfini, che però entravano a pieno titolo nella nomenclatura dem, mentre Pietro Giamborino sposava l'idea di “Campo democratico”.
La situazione si trascinava fino alle elezioni amministrative di due anni addietro, quando il Pd candidava a sindaco Antonio Lo Schiavo. Di sicuro in pochi avrebbero immaginato che proprio da quest'ultimo sarebbe venuta fuori l'unica alternativa al renzismo sul territorio provinciale. L'ex capogruppo dem di palazzo “Luigi Razza”, principale riferimento di Roberto Speranza, sarà il solo leader ad uscire dal partito qualora si concretizzasse una ormai più che probabile scissione. Passaggio anticipato nel corso dell'ultima seduta del Consiglio quando ha lasciato il gruppo del Pd insieme a Rosario Tomaino e Loredana Pilegi che ovviamente lo seguiranno nella formazione del nuovo soggetto politico. D'altronde, solo così potranno aprirsi per lui nuovi spazi di confronto che nel partito – parole sue - gli sono stati "da tempo negati".
