Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha stabilito che Francesco La Rosa ha diritto a quattro ore di permanenza all’aperto e un’ora di socialità quotidiana, in linea con una pronuncia della Corte costituzionale finora disattesa.

La Rosa, considerato dagli inquirenti un elemento di vertice del clan omonimo di Tropea, già condannato a 20 anni in primo grado nel processo “Maestrale”, si trova attualmente sottoposto al regime di carcere duro (41-bis). La difesa, rappresentata dall’avvocato Sandro D’Agostino, aveva presentato reclamo per chiedere il rispetto della sentenza della Consulta che, nel 2024, ha ritenuto illegittimo il limite delle due ore d’aria previsto per il 41-bis, definendolo un eccesso punitivo non giustificato da esigenze di sicurezza.

Il magistrato Gaetano La Rocca, accogliendo il ricorso, ha ordinato alla Direzione del carcere di modificare la gestione quotidiana del detenuto, assicurando l’estensione dell’orario previsto. Secondo il giudice, non si tratta di un indebolimento delle misure di contrasto alla criminalità, ma della corretta applicazione di un principio costituzionale, che tutela la dignità personale anche nei regimi più restrittivi.

L’ordinanza rappresenta un segnale importante per l’intero sistema penitenziario: la sicurezza non può mai giustificare la compressione di diritti fondamentali oltre i limiti fissati dalla legge e dalla Costituzione. Sarà ora compito dell’amministrazione penitenziaria organizzare la nuova routine, senza pregiudicare gli obiettivi di isolamento del regime 41-bis.