Ex percettori di mobilità in deroga nel Vibonese, da luglio al lavoro ma mai pagati
Protestano gli operai in servizio a Vazzano il cui contratto scadrà a gennaio
Si chiamano politiche attive, si leggono ritardi e disagi. Perché non riescono a intravedere l'orizzonte e a pensare al loro futuro gli ex percettori della mobilità in deroga, in servizio dal 6 luglio al Comune di Vazzano e che, ad oggi, non hanno percepito neanche un euro. Politiche pensate per il reinserimento dei lavoratori ma che, di fatto, si trasformano in un incubo per chi non riesce ad arrivare alla fine del mese e vedeva questa occasione come un "ponte" per il proprio futuro occupazionale.
Da Vazzano. Sono in tutto sette gli operai con diverse mansioni - come pulizia, giardinaggio - per il Comune e il cui contratto scadrà a gennaio. Insomma, un'occasione per loro, ma ad oggi, a parte il lavoro svolto, non resta altro, considerato che non sono stati ancora pagati. In tutto 800 euro al mese quelle che gli devono essere corrisposte, ma sono passati quasi quattro mesi e "ad oggi – spiegano gli operai – non ci hanno pagato niente, continua ad esserci un rimpallo di responsabilità tra Regione e Inps, ma a noi questo non interessa, perché vorremmo solo essere pagati per il lavoro svolto". Sei mesi di lavoro, dunque, senza nessuna certezza sul futuro e neanche sul presente. Perché si chiamano politiche attive, ma di attivo, a quanto pare, c'è poco.
L'incontro. Domani, in questa direzione, ci sarà a Vibo un altro incontro con i sindacati per fare il punto sulla situazione, anche perché come gli operai del Comune di Vazzano, anche tutti gli altri ex percettori di mobilità in deroga che sono rientrati nelle graduatorie e prestano servizi nei diversi Enti, ad oggi sono in attesa di vedersi riconosciuto il pagamento. Incontro che segue alla mobilitazione delle scorse settimane, anche se oramai c'è disincanto e amarezza tra i lavoratori. Loro che hanno un passato nel mondo del lavoro e che dopo la mobilità speravano nel futuro. All'orizzonte, però, al momento ci sono solo nuvole. E diritti, ancora una volta, calpestati.
