La Calabria si pone all'avanguardia nella tutela dell'autenticità agroalimentare. Il Consiglio regionale, accogliendo una pressante istanza di Coldiretti Calabria, è diventato il primo in Italia ad approvare un ordine del giorno che impegna la Giunta a farsi promotrice di una revisione profonda delle norme sull’origine doganale dei prodotti.

Al centro della battaglia c’è il cosiddetto principio dell’“ultima trasformazione sostanziale”. Si tratta di una disposizione tecnica del Codice Doganale che, di fatto, permette a materie prime straniere di essere etichettate e vendute come italiane una volta subita una lavorazione finale nel nostro Paese. Un meccanismo che Coldiretti definisce senza mezzi termini un «inganno per i cittadini».

Secondo l’organizzazione agricola, questa normativa esercita una pressione insostenibile sui prezzi pagati ai produttori locali. «Il Codice Doganale non è solo un insieme di regole: è una barriera che blocca il lavoro e soffoca chi tiene in piedi il Paese reale», ha dichiarato con forza Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria.

Le ripercussioni sulle filiere calabresi sono pesanti: la concorrenza sleale di prodotti esteri "travestiti" da locali sottrae reddito, occupazione e opportunità di export. A questo si aggiunge la piaga del cosiddetto Italian Sounding: all’estero, il mercato dei falsi prodotti calabresi ha superato la cifra record di due miliardi di euro, colpendo duramente le eccellenze a Denominazione di Origine (DOP e IGP).

La strategia di Coldiretti non si ferma ai palazzi regionali. L’obiettivo è avviare una mobilitazione capillare che coinvolga i Consigli comunali di tutta la Calabria, chiamati ad adottare delibere specifiche a tutela dei consumatori e delle imprese del territorio. L’organizzazione si è già detta pronta a supportare tecnicamente ogni amministrazione locale che vorrà aderire a quella che viene definita una battaglia di civiltà economica.

«Quando una norma ostacola il bene comune, va riscritta», conclude Aceto. «Il Codice Doganale è diventato una catena che sottrae dignità all'agricoltura: è il momento di spezzarla».