Calabria rurale in ginocchio, gli allevatori lanciano l’allarme: “Così muoiono le aree interne”
Il C.U.P.A.C. denuncia una crisi senza precedenti tra attacchi di lupi e cinghiali, costi insostenibili e assenza di sostegni concreti. Cresce la protesta mentre il mondo agricolo chiede interventi urgenti
La Calabria rurale attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. Una crisi che non riguarda soltanto il settore agricolo, ma che investe direttamente l’equilibrio sociale ed economico delle aree interne, mettendo a rischio la sopravvivenza di centinaia di aziende zootecniche e il futuro di intere comunità montane.
A denunciare una situazione ormai definita “insostenibile” è il C.U.P.A.C., il Comitato Unione Protezione Allevatori Calabria, che rappresenta oltre duecento allevatori distribuiti tra il Reggino, il Crotonese, il Cosentino e le principali aree montane della regione.
Secondo il Comitato, le aziende agricole stanno subendo danni continui a causa dell’aumento incontrollato della fauna selvatica, in particolare lupi, ibridi e cani inselvatichiti, responsabili — denunciano gli allevatori — di migliaia di predazioni ai danni di greggi e allevamenti. Una situazione particolarmente critica nelle zone dell’Aspromonte e dell’entroterra reggino, dove molti imprenditori agricoli sono ormai costretti a sorvegliare gli animali durante la notte per evitare nuovi attacchi.
“Non chiediamo privilegi ma il diritto di continuare a lavorare”, ripetono gli allevatori, esasperati anche dall’aumento dei costi di produzione, dalla crisi legata alla peste suina e dalla mancata attivazione di strumenti di sostegno economico ritenuti fondamentali per la sopravvivenza delle aziende.
Tra le criticità evidenziate dal C.U.P.A.C. vi è soprattutto il mancato rifinanziamento di misure previste dal Programma di sviluppo rurale regionale, come la Misura 13 sull’indennità compensativa destinata alle aree svantaggiate e montane. Si tratta di un contributo considerato essenziale per compensare i maggiori costi sostenuti dagli allevatori che operano in territori difficili.
Il Comitato lamenta inoltre ritardi e carenze negli interventi destinati alla protezione delle aziende agricole e dei pascoli, come quelli previsti dalle misure 4.1.1 e 4.4.1, che finanziano recinzioni, sistemi di biosicurezza e opere di tutela ambientale per prevenire le incursioni degli animali selvatici.
La protesta si sta trasformando sempre più in una questione politica. In vista delle prossime elezioni comunali, il malcontento del comparto agricolo rischia infatti di pesare significativamente sul consenso nelle aree interne della Calabria. Molti allevatori accusano le istituzioni locali e regionali di aver ignorato per anni un’emergenza ormai sotto gli occhi di tutti.
Nelle lettere inviate al prefetto, all’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e al presidente della Regione Roberto Occhiuto, il C.U.P.A.C. chiede misure immediate: il riconoscimento dello stato di calamità naturale, il congelamento dei mutui agrari e dei contributi INPS, aiuti straordinari per l’acquisto di mangimi e un piano regionale di gestione della fauna selvatica.
Secondo gli allevatori, senza interventi concreti molte aziende non riusciranno a superare i prossimi mesi. Ma il timore più grande riguarda il progressivo abbandono delle campagne e delle montagne calabresi.
“Ogni stalla che chiude è un pezzo di territorio che si spegne”, spiegano dal Comitato, sottolineando il ruolo fondamentale svolto dagli allevatori nella tutela ambientale, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella conservazione delle tradizioni rurali.
Il rischio, denunciano, è quello di assistere a una progressiva desertificazione sociale delle aree interne, con conseguenze dirette anche sulla sicurezza del territorio e sulla gestione ambientale.
Per questo il mondo agricolo chiede alla politica di affrontare finalmente il problema in modo strutturale e non soltanto durante le campagne elettorali. La mobilitazione degli allevatori continua a crescere e potrebbe trasformarsi presto in una vertenza regionale destinata a segnare il dibattito pubblico dei prossimi mesi.
