Killer di Berlino ucciso nel Milanese, il ministro dell'Interno Minniti nella bufera
Durissima nota del Coisp. Per il sindacato di Polizia è stata "una follia divulgare i nomi dei due agenti" che hanno ammazzato Anis Amri
Dagli altari nella polvere. Dopo gli elogi, immediatamente successivi alla sua nomina al Viminale, un vera e propria bufera si è scatenata sul Ministro dell'Interno, il calabrese Marco Minniti, a seguito della diffusione dei nomi dei poliziotti che hanno ucciso in un conflitto a fuoco, Anis Amri, l'attentatore di Berlino che dalla Germania, attraverso la Francia, era ritornato in Italia, esattamente in Lombardia, a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano.
Lo scontro a fuoco. Proprio lì, nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre l'attentatore ha trovato la morte. Fermato per un banale controllo, il terrorista che ha seminato il panico nella capitale tedesca, ha reagito ai due agenti della polizia, provocandone la reazione.
I nomi. Nel giro di poche ore, il Viminale ha divulgato però, i loro nomi: Andrea Movio, 36 anni, rimasto ferito e Luca Scatà, 29 anni, siciliano che ha sparato all'attentatore uccidendolo. Un modo per osannare al loro coraggio forse sottovalutando il rischio che avrebbero corso per la propria incolumità. "Ora dovranno cambiare - è stato subito detto e scritto - nome e residenza".
Il Coisp. Durissima la nota del segretario del sindacato di polizia Coisp Franco Maccari: "Si sarebbe dovuta tutelare l’identità degli agenti, come avviene per i militari impegnati all’estero nelle attività di contrasto al terrorismo. “E’ incredibile la superficialità con cui e’ stata gestita la vicenda da parte dello stesso governo – ha continuato Maccari -, che rendendo nota l’identita’ degli agenti, le loro foto e persino i loro comuni di provenienza, ha dimostrato di sottovalutare il rischio di rappresaglie, mettendo a rischio le vite dei nostri colleghi e dei loro familiari. Auspichiamo che almeno si cerchi di porre riparo garantendo la massima tutela dei poliziotti coinvolti e dei loro familiari, oltre a rafforzare ulteriormente l’azione di controllo e contrasto del rischio terrorismo nell’intero Paese, che con l’uccisione di Anis Amri ha dato un duro colpo all’Isis”. A poche ore dalla sparatoria, e prima che venissero resi noti i nomi dei poliziotti, il Capo della Polizia Franco Gabrielli aveva invitato alla “massima attenzione” i prefetti e i questori, avvertendo del rischio di ritorsioni nei confronti di uomini in divisa. (t.f.)
