'Ndragheta nel Vibonese, a breve la sentenza della Cassazione (NOMI)
È questione di ore e la Cassazione si pronuncerà sul primo verdetto relativo al maxi blitz Rinascita-Scott, l’operazione che il 19 dicembre 2019 portò a oltre 300 arresti tra boss e gregari della ’ndrangheta vibonese, ma anche tra professionisti insospettabili e figure appartenenti alle istituzioni.
Ieri hanno preso il via le discussioni in aula per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Il 30 ottobre 2023 la Corte d’Appello di Catanzaro aveva emesso 67 condanne e 7 assoluzioni.
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici avevano sottolineato l’esistenza di una ’ndrangheta unitaria: «un sistema – scrivono – fondato su regole comuni e su un necessario collegamento tra le diverse articolazioni, tra loro e con il cosiddetto “Crimine”, soprattutto per la risoluzione delle controversie più rilevanti».
Si riparte dalla sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Caterina Capitò, che aveva confermato 67 condanne per reati connessi alla criminalità organizzata di tipo mafioso, per un totale di oltre 600 anni di reclusione. In particolare era stata riconosciuta l’operatività dei clan Lo Bianco-Barba-Pardea di Vibo Valentia, Mancuso di Limbadi, Fiarè-Gasparro-Giofrè di San Gregorio d’Ippona, Accorinti di Zungri, ma soprattutto l’unitarietà della ’ndrangheta vibonese.
Sentenza d'appello
Nella sentenza d'appello pene pesanti per i presunti affiliati alla cosca: Domenico Macrì, detto “Mimmo”, e Francesco Antonio Pardea 20 anni di reclusione; Pasquale Gallone 20 anni di relusione; Domenico Camillo, classe ’41, 15 anni di carcere. Condannato a 13 anni e 4 mesi Gregorio Giofrè di San Gregorio d’Ippona. Tra gli imputati anche i collaboratori di giustizia vibonesi: Bartolomeo Arena (4 anni e 8 mesi in secondo grado); Gaetano Cannatà (3 anni e 8 mesi in appello); Michele Camillò 4 anni inflitti dal giudici di Catanzaro, Emanuele Mancuso (1 anno e 4 mesi).
La Procura Generale presso la Cassazione ha chiesto l’annullamento con rinvio per 26 posizioni: Antonietta Impellizzeri, Andrea Maria Prestia, Carmelo Prestia (terzi interessati); Serafino Alessandria (mancanza di motivazione sulla sua partecipazione all’associazione mafiosa); Manuele Baldo (contestazione sulla sussistenza del reato di turbativa d’asta); Lucio Belvedere (mancata prova sulla consapevolezza del ruolo mafioso del destinatario nella vendita di armi); Fabio e Nicola De Gaetano (motivazione insufficiente su aggravanti e trattamento sanzionatorio); Paolo Carchedi (violazione del contraddittorio: uso di atti del PM dopo l’ammissione al rito abbreviato); Domenico Cracolici (assenza di motivazione sul diniego delle attenuanti generiche); Nicolino Pantaleone Mazzeo (partecipazione mafiosa fondata su fatti troppo remoti e furto giuridicamente inconfigurabile); Emiliano Palamara (prova sopravvenuta non valutata per reati in alcuni capi); Antonio Patania (assenza di elementi concreti sulla partecipazione dopo il 2009 e assoluzione per il delitto fine); Andrea Prestanicola (ruolo non chiaro nell’intestazione fittizia e mancanza di dolo specifico); Giovanni Rizzo (travisamento probatorio nelle intercettazioni attribuitegli come “ambasciatore”); Saverio Sacchinelli (rigetto immotivato dell’istanza istruttoria su prove sopravvenute); Giuseppe Antonio Salamò (non sussiste il concorso nel reato di intestazione fittizia per ruolo di gestore); Giuseppe Scriva (diniego immotivato all’acquisizione della deposizione dell’ufficiale di PG); Salvatore Tulosai (travisamento probatorio sulla partecipazione fino al 2018 non provata); Francesco Vardè (mancata assunzione di una prova decisiva: deposizione dell’ufficiale di PG); Luigi Leonardo Vitrò (mancata dimostrazione della consapevolezza dell’aggravante mafiosa); Gregorio Gasparro (annullamento parziale); Giuseppe Lopreiato (solo sulle attenuanti generiche); Luciano Macrì, Pasquale e Cristiano Gallone (un capo di imputazione ciascuno); Gregorio Niglia (aggravante mafiosa). Per il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso è stata infine richiesta la rideterminazione della pena.
Per la Procura Generale inamissibili i ricorsi di: Arena Bartolomeo, Barba Raffaele Antonio Giuseppe, Belsito Luca, Camillò Michele, Cannatà Gaetano Antonio, Cavallaro Gianluigi, Chiarella Carmelo, D’Andrea Carmelo Salvatore, D’Andrea Giovanni Claudio, De Certo Giuseppe, Di Miceli Filippo, Dominello Michele, Franzè Nazzareno, Galati Michele, Gallone Cristiano, Lo Bianco Maria Carmelina, Lo Bianco Nicola, Lo Bianco Salvatore, Manco Michele, Morgese Rossana, Morgese Salvatore, Panetta Costantino Emanuele, Pardea Francesco Antonio, Polimeno Lorenzo, Skurtaj Lulezim.
