Un viale d'ombra e un polmone verde che non esistono più. Laddove fino a pochi giorni fa svettavano maestosi eucalipti secolari, alti fino a 30 metri, oggi restano solo ceppi tagliati e un paesaggio spogliato della sua identità. La sezione vibonese di Italia Nostra solleva un caso politico e ambientale destinato a far discutere, puntando il dito contro l’abbattimento massivo avvenuto sulla via che collega Vibo Marina a Bivona, proprio di fronte all’ex cementificio.

Il bosco, composto da esemplari che per dimensioni e storia avrebbero potuto essere classificati come "alberi monumentali", sorgeva in una zona teoricamente blindata: una fascia di rispetto entro i 300 metri dal mare, sottoposta per legge a vincolo ambientale e paesaggistico.

Il dato che lascia più sgomenti cittadini e associazioni è il contrasto tra l’efficienza del taglio e l’inerzia nella pulizia. Durante l'estate, Comune e Provincia avevano dato vita a un lungo rimpallo di competenze sulla rimozione dei rifiuti accumulati in quella zona. Nonostante i proclami e i protocolli d'intesa pubblicizzati tra luglio e agosto, il risultato odierno è paradossale: gli alberi sono spariti, mentre i cumuli di immondizia sono rimasti in bella mostra.

L’associazione, guidata dal presidente f.f. Avv. Alessandro Caruso Frezza, pone interrogativi pesanti a cui le istituzioni sono chiamate a rispondere con urgenza. Esiste un provvedimento ufficiale che ha ordinato il taglio massivo? È stato richiesto e ottenuto il nulla-osta paesaggistico dalla Soprintendenza? Perché si è data priorità all'eliminazione del verde rispetto alla bonifica dalla spazzatura? "La prossima estate – commenta amaramente Italia Nostra – i turisti diretti verso la Costa degli Dei non godranno più della frescura del viale alberato, ma vedranno, sotto la luce cruda del sole, solo degrado e sporcizia".

Mentre si attende una replica ufficiale da parte del Comune di Vibo Valentia e della Provincia, l'associazione chiede trasparenza totale sui presupposti decisionali dell'operazione. L'auspicio finale è rivolto alla Procura di Vibo Valentia, affinché faccia luce su quello che viene definito un vero e proprio "scempio ambientale", verificando se vi siano stati abusi o irregolarità in un’area protetta.