“La perdita di un figlio non si supera. La fede mi aiuta a vivere”
"Dopo l'incidente di mio figlio Niccolò, due cose sono state fondamentali nella mia vita: il grande amore della mia famiglia e la fede.
Ho perso mio padre a 19 anni e non pensavo di dover portare i fiori al cimitero a mio figlio. Se non avessi avuto questa grande fede e la convinzione di ritrovare e rivedere un giorno mio figlio sarebbe stato difficile convivere con questo dolore”. Così Giovanni Galli, ex portiere del Milan ricorda la perdita del figlio.
”Il dolore non passa mai, ci si può solo convivere. Davanti a mia moglie e alle mie figlie volevo essere la persona alla quale loro potessero aggrapparsi e cercavo di non farmi vedere piangere.
Mi è mancato poter piangere, lo facevo di nascosto sotto la doccia perché non volevo farlo davanti a loro.
Ma è stato comunque un errore perché sia il dolore che la felicità devono essere condivise con tutti. A distanza di tempo mi sto portando dentro ancora tante ferite.
Niccolò era nato il 22 maggio 1983 e quel giorno si festeggia Santa Rita.
Quando è successo l'incidente ci siamo sentiti in dovere di andare a Cascia e portare una fotografia di Niccolò che abbiamo perso nel 2001 all'età di 17 anni. Con quella foto abbiamo restituito nostro figlio a Santa Rita.
Lei ce lo aveva "dato" il 22 maggio e noi glielo abbiamo riportato.
Dopo la scomparsa di Niccolò il mio rapporto con Dio non è cambiato.
Ogni sera prima di dormire faccio le mie preghiere e l'ultima immagine è quella di Niccolò. Non so come lo rivedrò: se nell'età in cui ci ha lasciati o invecchiato.
Speriamo di riconoscerci”.
