Ha solo 22 anni, ma la sua voce porta il peso di una vita segnata dal dolore. Anna — nome di fantasia per proteggerne l’identità — ha raccontato al Corriere della Sera la sua storia di abusi e di coraggio. Una storia che inizia a Seminara, piccolo centro del Reggino, dove la giovane sarebbe stata vittima di violenze di gruppo, e che oggi continua tra il bisogno di sicurezza e la difficile ricostruzione di sé.

«Mi hanno minacciata e picchiata per farmi ritirare la denuncia», racconta. «Mi dicevano che ero pazza, che dovevo uccidermi. Ma io non ho ceduto. Piuttosto che vivere nella paura, preferivo morire». Parole dure, che descrivono il clima di intimidazione e isolamento in cui la ragazza è stata costretta a vivere dopo aver trovato il coraggio di denunciare i suoi aggressori.

Oggi Anna vive in una località segreta, dove è stata trasferita con la madre grazie al sostegno del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. È un rifugio, ma non ancora un luogo di pace: «Ho cambiato paese da poco. Prima vivevo chiusa in casa, terrorizzata. Mi dicevo che sarei uscita, ma restavo a letto a piangere. Ora almeno posso respirare un po’».

La giovane racconta anche di violenza e ostilità in famiglia. Alcuni parenti, tra cui il fratello e la sorella con i rispettivi compagni, hanno ricevuto il divieto di avvicinarsi a lei, mentre una zia e un cugino portano il braccialetto elettronico. «Mi hanno picchiata, mia zia mi ha frustata con una corda», dice Anna, che oggi è protetta da misure restrittive e da un sistema di sicurezza personale.

Accanto a lei è rimasta solo la madre, “l’unica che non mi ha mai abbandonata”, spiega. Nonostante tutto, Anna non vuole lasciare la sua terra: «Vedo il mio futuro in Calabria. È casa mia, anche se mi ha fatto tanto male».

Il caso non riguarda solo lei. Le indagini hanno accertato che anche un’altra ragazza avrebbe subito abusi nello stesso contesto. «Ogni tanto la sento – racconta Anna –. So che nella scuola dove studia ora ci sono anche due dei ragazzi condannati in primo grado. Erano minorenni all’epoca, ma ora se li ritrova davanti ogni giorno. Così rivive tutto, continuamente. Mi chiedo: com’è possibile che nessuno faccia nulla?»

Dietro la voce tremante di Anna si nasconde una forza rara: quella di chi, pur devastata, ha scelto di non tacere. Una voce che chiede giustizia, ma anche protezione e ascolto, perché nessuna vittima debba più sentirsi sola dopo aver avuto il coraggio di denunciare.