A venticinque anni dall'agguato costato la vita a Nicola Vivaldo, la Direzione distrettuale antimafia di Milano imprime una svolta all'inchiesta. I magistrati hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di quattro persone ritenute, a vario titolo, coinvolte nell'organizzazione e nell'esecuzione dell'omicidio del 66enne originario di Isca sullo Ionio, assassinato la sera del 23 febbraio 2000 a Rho.

Il provvedimento riguarda Vincenzo Gallace, 77 anni, di Guardavalle, Vincenzo Rispoli, 62 anni, di Cirò Marina, Massimo Rosi, 57 anni, di Legnano, e Stefano Sanfilippo, 79 anni, residente a Pogliano Milanese. Per altri tre indagati – Stefano Scatolini, Bruno Gallace ed Emanuele De Castro, quest'ultimo collaboratore di giustizia – il procedimento prosegue invece separatamente.

Secondo la ricostruzione della Dda, il delitto sarebbe stato deciso ai vertici della cosca Gallace di Guardavalle e della locale di 'ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Vivaldo sarebbe stato considerato un informatore delle forze dell'ordine e ritenuto responsabile dell'arresto di alcuni affiliati al clan, circostanza che, secondo gli inquirenti, avrebbe determinato la decisione di eliminarlo.

L'inchiesta attribuisce a Rispoli il ruolo di promotore dell'azione omicidiaria, con il compito di organizzare il commando e predisporre uomini e mezzi. A Massimo Rosi ed Emanuele De Castro viene contestata l'esecuzione materiale dell'agguato, mentre Scatolini avrebbe recuperato l'auto utilizzata per il delitto, provvedendo anche alla sostituzione delle targhe e guidando il mezzo durante la fuga. Bruno Gallace, secondo l'accusa, avrebbe procurato le due pistole semiautomatiche calibro 7,65 utilizzate nell'omicidio, mentre Sanfilippo avrebbe fornito informazioni dettagliate sulle abitudini della vittima e sui suoi spostamenti quotidiani.

La sera dell'agguato Vivaldo si trovava all'interno della propria automobile, parcheggiata nei pressi della sua abitazione in via Balzarotti, a Mazzo di Rho. Gli investigatori ritengono che i killer si siano avvicinati al veicolo mentre l'uomo stava effettuando una manovra in retromarcia. Dopo aver aperto lo sportello lato guida, sarebbero stati esplosi diversi colpi di pistola a distanza ravvicinata. Quattro proiettili raggiunsero mortalmente la vittima al volto e alla testa. L'auto, rimasta senza controllo, terminò la corsa urtando un'altra vettura parcheggiata nelle vicinanze.

I rilievi effettuati all'epoca consentirono di recuperare cinque bossoli calibro 7,65, quattro dei quali all'interno dell'abitacolo e uno nelle immediate vicinanze del luogo dell'agguato. Elementi che, insieme alle successive attività investigative, hanno contribuito a ricostruire la dinamica dell'omicidio.

Nel corso delle indagini emerse inoltre il coinvolgimento di Vivaldo in un rilevante traffico di sostanze stupefacenti. Addosso alla vittima furono trovati alcuni involucri di cocaina, mentre durante la perquisizione della sua abitazione i carabinieri sequestrarono altra droga, tra cocaina e hashish. Circostanze che, secondo gli investigatori, delineavano il contesto criminale nel quale maturò il delitto, oggi contestato come omicidio aggravato dal metodo mafioso e finalizzato ad agevolare gli interessi della cosca Gallace e della locale di 'ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo.