di MIMMO FAMULARO

Un sistema di bypass costituito da una tubazione del diametro di 30 centimetri collocato nella vasca di arrivo dei reflui fognari del depuratore comunale di Briatico ubicato in località San Giorgio attraverso il quale venivano scaricati a mare liquami di ogni tipo senza alcun trattamento. E' quanto un'apposito poule costituito dal procuratore di Vibo Bruno Giordano ha scoperto e ha provveduto a sequestrare al termine di un'attività investigativa durata un paio di settimane.




Il bypass. Il poule, che si occupa prevalentemente di reati di natura ambientali, è composto dal Nucleo Ambiente dei carabinieri, da personale della Capitaneria di Porto di Vibo Marina e da un gruppo di carabinieri forestali. Sono stati loro a scoprire quanto avveniva da tempo all'interno dell'impianto dove - secondo l'accusa- attraverso questo bypass parte della melma confluita nel depuratore finiva senza alcun tipo di trattamento nella condotta sottomarina asservita all'impianto e sfociante nello specchio di acqua marino antistante il litorale di Briatico. Per scoprire il sistema di "deviazione" che secondo gli investigatori sarebbe attivo da anni sono state piazzate delle telecamere nascoste all'interno della vasca di arrivo dei liquami. Dall'analisi dei filmati è emerso che i reflui fognari in ingresso nell'impianto di depurazione confluivano direttamente a mare senza subire il necessario trattamento depurativo.

Inquinamento marino. Diverse le ipotesi di reato formulate e tutte in capo del Comune di Briatico e, soprattutto, all'azienda di Lamezia Terme che gestisce l'impianto di depurazione che "beneficerebbe di un notevole ritorno economico derivante dalla mancata depurazione di grandi volumi di acque reflue fognarie". Un tornaconto finanziario che si concretizzerebbe attraverso l'omessa depurazione dei reflui e la conseguente diminuzione dei volumi da smaltire: fanghi, sabbie, materiale vario. La condotta sottomarina va a scaricare a circa 800 metri dal litorale di Briatico e gli inquirenti ritengono che "la ciclica immissione delle acque reflue non depurate con il loro naturale carico inquinante possa essere la causa determinante della grave forma di inquinamento che da anni interessa la fascia litoranea dello stesso comune costiero o, certamente, esserne una concausa". Il riferimento è in particolare al tratto di mare antistante località "Rocchetta" di Briatico dove da anni persiste il divieto di balneazione per una lunghezza di circa due chilometri in seguito al rapporto stilato dall'Arpacal di Vibo sulle acque di balneazione classificate in questo caso come "acque in classe scarsa".




Le testimonianze degli operai. Sequestrato il bypass e rimosso lo stesso sistema di deviazione, il poule di investigatori creato ad hoc dal procuratore Bruno Giordano ritiene di aver scongiurato fenomeni di inquinamento ambientale. Le indagini proseguono per individuare ed accertare le singole responsabilità a vari livelli. A supporto delle tesi accusatorie ci sono anche le dichiarazioni testimoniali di due operai impiegati nella gestione e nella manutenzione dell'impianto che hanno confermato che il sistema di deviazione persiste da diversi anni e che lo stesso entra in funzione prevalentemente in caso di piogge intense o nel periodo estiva, in concomitanza all'afflusso di presenze turistiche nella zona. Secondo l'accusa, dunque, i liquami non depurati venivano in maniera sistematica riversati nella condotta sottomarina e l'impresa che gestisce l'impianto dal 2012 non avrebbe mai adottato provvedimenti risolutivi dell'emergenza. Inquinamento ambientale, danneggiamento aggravato di acque pubbliche, violazione dei vincoli paesaggistici, frode nelle pubbliche forniture ed altre violazioni di natura ambientale i reati ipotizzati dalla procura di Vibo che sulla vicenda vuole andare fino in fondo per fare piena luce.