Il rapporto di Bankitalia sull’andamento dell’economia, appena pubblicato, evidenzia come l’emergenza occupazionale non accenni ad arrestarsi. 

di ALESSANDRO DE SALVO


Il tasso di occupazione si è attestato al 37,4%, lavora appunto poco più di un terzo della popolazione. Il dato è nettamente peggiore della media nazionale che si attesta al 55,9%. Il tasso di disoccupazione raggiunge invece il 25%.


Come si leggono questi numeri? Il tasso di occupazione esprime il rapporto tra i lavoratori retribuiti e la popolazione in età compresa tra i 15 e i 64 anni. Nella base imponibile sono quindi inclusi gli inattivi, tra cui i cosiddetti “sfiduciati”(coloro che, pur non lavorando, a differenza dei disoccupati non sono alla ricerca di un’attività retribuita, ma rimangono comunque disponibili ad accettare un impiego). Il tasso di disoccupazione esprime invece il rapporto tra chi è alla ricerca di un’attività retribuita e la forza lavoro costituita dagli occupati e dagli stessi disoccupati. Gli “sfiduciati” non vengono, in questo caso, computati perché, non essendo alla ricerca di un lavoro, non assumono la qualifica di disoccupati. Pertanto il numero delle persone che non hanno un lavoro ma sarebbero disponibili ad accettarne uno è semplicemente enorme ed al tempo stesso inaccettabile, perché le statistiche distinguono coloro che vorrebbero lavorare in due categorie: quelli che cercano un lavoro e quelli che neanche più lo cercano. Il fenomeno si raddoppia rispetto ai numeri che vengono più frequentemente veicolati dai mass media, riferiti spesso al mero fenomeno della disoccupazione e non a quello più generale, ed ancora più grave, dell’inattività.


Preoccupazione e speranza. Ciò che preoccupa maggiormente è la tendenza al peggioramento. Il rapporto evidenzia che nel primo semestre dell’anno il numero degli occupati è diminuito dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2014. Vuol dire che in Calabria lavorano sempre meno persone. Tuttavia il rapporto evidenzia anche dei segnali positivi per l’economia regionale, seppur timidi. Torna gradualmente a crescere il fatturato nell’industria. Ciò, in realtà, testimonia una certa reattività del sistema industriale regionale che andrebbe incoraggiata dallo Stato con adeguate politiche economiche espansive, per poter così riaccendere la speranza di una concreta ripresa dell’occupazione.