È stato arrestato Annunziatino Romeo, detto “Marco”, classe 1964 di Platì, con l’accusa di violenza privata e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, in un’inchiesta condotta dalla DDA di Milano. Romeo è stato coinvolto in una mediazione richiesta dall’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia, il quale, alla guida della Fenice, aveva deciso di ridurre drasticamente il pagamento per i lavori in corso, passando da 35 a 8 milioni di euro.

In un’intercettazione, Romeo ha spiegato: «C’è un mio cugino di mezzo che ha messo i cavoli suoi dentro e mi ha detto “oh, hanno questo problema, pensi che possiamo risolverlo?” “Provo” questo è tutto il discorso, sennò non partivo da Reggio Calabria a rompermi i co**ioni dietro la Fenice». Il suo coinvolgimento nasce dal fatto che Sbraccia aveva interrotto i pagamenti per i lavori, e Romeo, su suggerimento di Carmine Gallo, ex superpoliziotto recentemente scomparso, ha tentato di mediare tra le parti.

Nonostante una trattativa che inizialmente sembrava risolversi senza minacce, le intercettazioni successive hanno rivelato che la situazione si complicava a causa di possibili intromissioni da parte di persone legate alla ‘ndrangheta, tra cui i nomi di Di Grillo, Mancuso e Mazzeo, tutti legati alla zona di Pizzo. Romeo, dopo aver parlato con Giuseppe Trimboli, cercò un’altra via per sbloccare la trattativa, ma senza successo.

Nel mese di agosto 2023, la vicenda si riaccende con l’ingresso in scena di un altro indagato, Buccarelli, che avrebbe avuto un ruolo di raccordo con i Barbaro. Sbraccia, preoccupato per la situazione, temeva che la vicenda sfuggisse di mano, come emerso dalle intercettazioni: «Non vorrei essere mandante di una cosa brutta, cioè stiamo a parlare del boss di Platì!».

A questo punto, Romeo avrebbe ricevuto l’autorizzazione da parte di un “centro decisionale” a intensificare le minacce nei confronti delle vittime, spingendo così la situazione verso un’escalation che non poteva più essere fermata.