Lungomare di Nicotera, Italia Nostra richiama al rispetto del verde esistente
La sezione di Vibo Valentia invita la Commissione del concorso di progettazione ad applicare i principi del minimo intervento e del DNSH

Un invito formale al rispetto dei principi del “minimo intervento” e del DNSH (Do No Significant Harm) arriva da Italia Nostra a.p.s., sezione di Vibo Valentia, in vista dell’insediamento della Commissione del concorso di progettazione per la riqualificazione del lungomare di Nicotera, fissato per il 9 gennaio 2026. A firmare la nota è il presidente facente funzioni, l’avvocato Alessandro Caruso Frezza, che richiama l’attenzione sulla necessità di tutelare il patrimonio arboreo esistente.
Nel documento, l’associazione ricorda come il Documento preliminare alla progettazione (DAP) individui tra gli obiettivi il recupero dell’habitat ambientale, la ricucitura urbana e sociale, la destagionalizzazione turistica e il miglioramento della qualità dello spazio pubblico secondo il principio del “Design for all”. Obiettivi che, secondo Italia Nostra, sarebbero incompatibili con l’abbattimento o l’espianto delle alberature presenti.
«Sull’attuale lungomare – evidenzia il presidente Caruso Frezza – esiste un patrimonio ambientale composto da circa 140 palme e 19 alberi di ficus, ben formati e attecchiti da oltre trent’anni, che garantiscono ombreggiamento, benessere termo-idrometrico e funzioni ecosistemiche continue». L’associazione sottolinea inoltre come i ficus rappresentino un elemento identitario del paesaggio costiero mediterraneo e una risorsa ecoturistica, difficilmente sostituibile.
Secondo Italia Nostra, qualsiasi proposta progettuale che preveda l’abbattimento o la rilocalizzazione degli alberi «si porrebbe in manifesta contraddizione con i principi posti a base del concorso». Da qui l’invito alla Commissione a disapplicare l’inciso del DAP che consente la sostituzione delle alberature, o in alternativa a penalizzare fortemente tali progetti. «Una riqualificazione moderna – conclude la nota – è possibile senza distruggere il verde urbano esistente».
