Caro-energia e venti di guerra, azienda del Vibonese in ginocchio: +45% dei costi, produzione dimezzata
L'onda d'urto del conflitto in Medio Oriente travolge le eccellenze. L'imprenditore Rocco Colacchio lancia l'allarme: «Serve un prezzo unico europeo per salvare il Made in Italy»
Non sono solo i confini geografici a essere segnati dai conflitti: le macerie della crisi in Medio Oriente arrivano a colpire direttamente le linee di produzione della Calabria. A farne le spese è una delle eccellenze agroalimentari del territorio, il pastificio Colacchio Food, costretto a una brusca frenata operativa. Dalla prossima settimana, lo stabilimento di San Costantino Calabro lavorerà al 50% della propria capacità, un "singhiozzo" produttivo reso inevitabile dall'esplosione dei costi energetici.
Il grido d'allarme arriva direttamente dal titolare, Rocco Colacchio, che descrive uno scenario insostenibile per un'impresa che fa della pasta e dei prodotti da forno di alta qualità il proprio core business. «Siamo un'azienda energivora — spiega l'imprenditore — il metano è fondamentale per i nostri forni e gli essiccatori. Nelle ultime settimane abbiamo registrato un incremento dei costi energetici del 45%».
A questo si aggiunge la pressione dei fornitori: per aprile sono già stati annunciati aumenti tra il 10 e il 15% su materie prime e imballaggi. Una tempesta perfetta che si tradurrebbe in un rincaro di circa 20 centesimi per ogni pacco di pasta, una cifra che il mercato rischia di non poter assorbire senza compromettere la competitività internazionale di un'azienda che esporta metà del proprio fatturato in mercati come Stati Uniti, Australia e Canada.
Nonostante il clima di incertezza e il timore nell'acquistare nuove materie prime, Colacchio ha scelto la via della responsabilità sociale. Per evitare che i lavoratori subiscano il peso della cassa integrazione o dei licenziamenti in un periodo già segnato dall'inflazione, l'azienda ha deciso di impiegarli in attività alternative interne allo stabilimento. «Anche loro devono fare i conti con il caro carburante e la vita che aumenta», sottolinea l'imprenditore, confermando il legame profondo tra l'impresa e le famiglie del territorio.
La denuncia di Colacchio, rilanciata da Unindustria Calabria, non si ferma alla cronaca del disagio ma punta il dito contro le criticità strutturali del sistema. La richiesta alle istituzioni è netta: l'introduzione di un prezzo unico dell'energia a livello europeo per eliminare lo svantaggio competitivo dell'Italia e il ripristino dei ristori per i maggiori costi energetici, sul modello di quanto già fatto in passato dalla Regione Calabria.
Il caso del pastificio vibonese è il campanello d'allarme di una crisi che rischia di diventare irreversibile per molte medie imprese italiane. Senza misure strutturali rapide, l'incertezza geopolitica rischia di spegnere i motori di quelle eccellenze artigianali che rappresentano il cuore del Made in Italy nel mondo.
