Un bambino di otto anni è stato temporaneamente collocato in una casa-famiglia della cittadina tirrenica, in provincia di Cosenza, su indicazione dei Servizi sociali del Comune, a seguito di una controversia con la madre sulla somministrazione di un farmaco per una condizione neurodivergente. La donna, assistita dai propri legali, aveva espresso contrarietà alla terapia, ritenendola “troppo invasiva e con effetti collaterali eccessivi”, decisione presa anche in accordo con la pediatra di riferimento. Secondo i Servizi sociali, il rifiuto della madre è stato interpretato come “atteggiamento oppositivo”, con conseguente sospensione della responsabilità genitoriale e nomina di un tutore per il minore.

Il bambino, al termine di ogni colloquio settimanale di 45 minuti, chiede di tornare a casa: “Voglio stare con la mia mamma”, riferiscono i legali della donna, che denunciano inoltre episodi di presunti comportamenti aggressivi subiti dal figlio da parte di un altro ospite della struttura. “Abbiamo chiesto al tutore informazioni sullo stato di salute del bambino – spiegano gli avvocati – ma ci è stato risposto che può riferire solo al Tribunale per i minorenni”.

In vista dell’udienza fissata per inizio dicembre, i legali annunciano la richiesta di una consulenza specialistica per verificare come venga gestita la terapia, secondo le procedure Aifa e sotto la supervisione di uno specialista. La vicenda, che intreccia delicatamente tutela della salute e diritto al rapporto familiare, è seguita con attenzione dalla comunità locale e dagli operatori del settore.