'Ndrangheta: "Kiterion II" contro i Grande Aracri. Indagati 3 avvocati e una giornalista (NOMI e FOTO)
Sono 16 le ordinanze contro la cosca di Cutro. Coinvolti pure tre legali, di cui uno arrestato, e una giornalista. L'inchiesta è della Dda di Catanzaro, con indagini sul campo dei carabinieri
di GIUSEPPE BAGLIVO
E' in corso dalle prime ore dell'alba una vasta operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Crotone contro la cosca Grande Aracri di Cutro, attiva anche nel Nord Italia. Sono 16 gli ordini di cattura, tra capi e gregari della cosca di 'ndrangheta.

Al blitz partecipano circa un centinaio di carabinieri che stanno setacciando l'intera fascia dell'alto Ionio calabrese. Gli arresti sono stati ordinati dalla Dda di Catanzaro per i reati di associazione mafiosa, estorsione, usura e omicidio. L'indagine dei militari dell'Arma ha consentito di far luce sulle attività intimidatorie e predatorie del clan, compreso l'omicidio di un vecchio boss del crotonese esponente di spicco della vecchia guardia 'ndranghetista. L'operazione è stata denominata "Kiterion II" e rappresenta la prosecuzione di "Kiterion I" quando la Dda operò diversi fermi. Oggi, quindi, il gip distrettuale ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare a carico deglli stessi soggetti già raggiunti dal fermo, più altri soggetti all'epoca non raggiunti dal fermo di indiziato di delitto.

Arrestato pure un avvocato. C'è anche un avvocato, Rocco Corda, tra le persone arrestate dai carabinieri. Il legale è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver prestato la sua attività per le operazioni finanziarie della cosca Grande Aracri cercando di condizionare le decisioni della Cassazione. Nell'inchiesta non è però coinvolto alcun magistrato della Suprema Corte.
Individuati autori omicidio boss. L'inchiesta della Dda ha portato alla scoperta anche degli autori dell'omicidio del boss di Cutro Antonio Dragone, ucciso il 10 maggio 2004. L'auto sulla quale Dragone viaggiava insieme ad altre due persone fu speronata da quella dei sicari e il boss ucciso con numerosi colpi di mitra e di pistola al volto.

Gli arrestati. Nicolino Grande Aracri, Antonio Grande Aracri, fratello del boss Nicolino, Rocco Corda, avvocato, Salvatore Scarpino, Giuseppe Altilia, Nicolino Grande Aracri, Angelo Greco, Gennaro Mellea, Francesco Lamanna, Alfonso Diletto, Vito Martino, Romolo Villirillo, Pasquale e Michele Diletto, Giuseppe Celi. Agli arresti domiciliari: Esterino Peta e Grazia Veloce, 72 anni, quest'ultima giornalista residente a Pomezia, in provincia di Roma.

Secondo la Dda di Catanzaro, la giornalista avrebbe fatto da tramite tra la famiglia Grande Aracri ed un monsignore di Roma per far ottenere al genero del boss Nicolino Grande Aracri, Giovanni Abramo, detenuto per l'omicidio del boss Antonio Dragone, il trasferimento in un carcere calabrese. Il trasferimento non è poi avvenuto. Grazia Veloce viene ritenuta dagli inquirenti “molto vicino a personalità di rilievo del Vaticano e della politica italiana in rapporti con istituzioni massoniche e cavalierati vari".
Indagati a piede libero due avvocati. Indagati a piede libero l’avvocato romano Benedetto Giovanni Stranieri e la sorella, Lucia Stranieri, pure lei avvocato e nei cui confronti il gip non ha ritenuto di applicare alcuna misura restrittiva per mancanza di esigenze cautelari. I due avvocati, secondo l'accusa, avrebbero tentato di intervenire sulla Cassazione nel procedimento nei confronti di Giovanni Abramo accusato dell’omicidio del boss Antonio Dragone.

Gli affari del clan. La volontà di mettere le mani su un grande parco eolico realizzato nel Crotonese, sui numerosi villaggi turistici disseminati lungo la costa ionica, a Roma, in Emilia Romagna e in Lombardia. L'operazione "Kiterion due" in sostanza approfondisce una serie di elementi già emersi nell'indagine che il 28 gennaio 2015 ha portato al fermo di 36 persone in un'operazione battezzata appunto "Kiterion" e per la gran parte delle quali la Procura distrettuale antimafia ha gia' chiesto il rinvio a giudizio. A 10 delle persone che compaiono nel nuovo filone d'indagine, l'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata questa mattina nelle carceri in cui si trovano ristretti proprio in virtù dei fermi del gennaio scorso o dell'arresto avvenuto nell'ambito dell'operazione 'Aemilia', scattata in quello stesso giorno.
