È stato pubblicato il nuovo JP Geography Index 2025 dell’Osservatorio di Job Pricing, che ogni anno analizza l’andamento delle retribuzioni in Italia sulla base di 600mila profili di lavoratori dipendenti. Lo studio conferma un Paese spaccato: nel 2024 la retribuzione globale annua (Rga) è stata di 32.402 euro, in crescita del 3,1% rispetto al 2023, ma ben al di sotto dell’inflazione accumulata nell’ultimo decennio, che ha eroso gran parte del potere d’acquisto delle famiglie.

Calabria tra le regioni con salari più bassi

Il divario territoriale rimane evidente: mentre il Nord sfiora i 34mila euro annui e il Centro si avvicina ai 33mila, il Sud e le Isole si fermano a 29.424 euro. La Calabria, insieme a Basilicata e Molise, occupa gli ultimi posti della classifica regionale.

A livello provinciale, Vibo Valentia si conferma fanalino di coda, segnalata anche da altre rilevazioni come la più debole in termini di stipendi medi. Non vanno meglio Crotone e Cosenza, che rientrano tra le province meno retribuite d’Italia. In nessuna realtà calabrese si registrano valori in linea con la media nazionale.

La forbice con il resto d’Italia

In cima alla graduatoria delle province si colloca Milano con 38.544 euro, seguita da Bolzano, Trieste, Roma e Genova. Il confronto mette in luce una differenza netta: un lavoratore vibonese guadagna in media oltre 9mila euro in meno rispetto a un milanese.

Prospettive e sfide

Il rapporto di Job Pricing trova conferme nelle analisi di Banca d’Italia, Istat e Inps: il divario salariale tra Centro-Nord e Mezzogiorno non accenna a ridursi. L’Ocse, dal canto suo, prevede per il biennio 2024-2025 incrementi nominali moderati, insufficienti a colmare le disuguaglianze territoriali.

Il Geography Index 2025 mette così in evidenza un’Italia a due velocità: da un lato la crescita, seppur modesta, delle retribuzioni; dall’altro la difficoltà del Mezzogiorno – e della Calabria in particolare – a tenere il passo, con salari che restano tra i più bassi d’Europa.