L’imprenditore di Vibo sfida i giovani: “Servono tecnici, non miti effimeri”
Sui tram di Milano, Torino e Napoli scorrono messaggi che non passano inosservati: “Non troviamo più tecnici. A Torino solo industriali e giornalisti? A Milano solo modelle e creativi? A Napoli solo chef e rapper?”. Una provocazione volutamente diretta, quasi uno schiaffo, pensata per scuotere i giovani e richiamare l’attenzione sul crescente vuoto nel mondo dei mestieri tecnici.
A firmarla è Saverio Cutrullà, 55 anni, imprenditore originario di Vibo Valentia, che a 18 anni iniziava come elettricista e oggi guida la Save Group, realtà da 10 milioni di fatturato, 96 dipendenti e sedi operative in sette regioni italiane. Una storia di riscatto, costruita passo dopo passo, che oggi si scontra con una difficoltà sempre più diffusa: assumere personale qualificato.
L’idea della campagna, racconta, è nata in un momento di frustrazione. “Ero nel mio ufficio vicino al Duomo, a Milano. Non riuscivo a trovare personale per settimane. Ho chiamato l’ufficio comunicazione e ho detto: inventiamoci qualcosa. Vedo i tram pubblicitari da anni: perché non usarli per le nostre posizioni aperte? Un investimento importante, certo, ma se anche solo dieci candidati avessero risposto, sarebbe stato un successo. E poi volevo lanciare un segnale alle aziende e ai giovani: siamo davanti a un problema enorme”.
Il problema ha numeri concreti. Solo tra Milano e provincia, la Save Group ha 24 posizioni scoperte: manovali esperti, project manager, tecnici specializzati, con stipendi che variano dai 2.000 ai 2.700 euro mensili. Zero candidature. A Torino la situazione non è diversa: altre 18 posizioni aperte — tra elettricisti, autisti, periti elettronici ed escavatoristi — tutte senza risposta.
Cutrullà, che si definisce un “tecnico prestato all’imprenditoria”, guarda indietro al proprio percorso per spiegare la motivazione della sua battaglia. “Potevo continuare l’università, ma ho preferito mettermi a lavorare. La gavetta mi ha insegnato più di qualsiasi libro. Oggi vedo ragazzi che inseguono l’idea del successo immediato, senza passare dalla fatica. Ma essere un bravo elettricista, un ottimo frigorista o un manovale esperto è un mestiere vero, dignitoso, che ti permette di costruire un futuro. È questo che ho voluto dire con la campagna”.
Per l’imprenditore vibonese, il punto non è solo trovare nuovi dipendenti, ma restituire valore ai mestieri tecnici, troppo spesso relegati al ruolo di “scelte di serie B”. “Io sono partito da zero, come si faceva una volta. E con quei lavori sono arrivato dove sono. Vorrei che i giovani lo capissero: questi mestieri non sono un ripiego, sono un’opportunità”.
La campagna continuerà a circolare fino a Natale, nella speranza — dice Cutrullà — di intercettare non solo qualche curriculum, ma soprattutto una nuova consapevolezza: quella che il Paese, senza i suoi tecnici, non può funzionare.
