Giustizia e malasanità a Lamezia: 3 anni per un decesso senza un perchè (25 gli indagati)
Giovane donna muore a 39 anni nel dicembre 2012 nell'ospedale lametino. Gli indagati ad oggi sono ben 25, ma manca ancora una verità ufficiale sul decesso
Rischia di trasformarsi in un caso di "malagiustizia" il decesso per "malasanità" di una giovane donna di 39 anni, residente a Lamezia Terme, venuta a mancare il 23 dicembre 2012 senza che i familiari ad oggi ne conoscano ufficialmente le cause. Di certo vi è solo l'iscrizione sul registro degli indagati della Procura di Lamezia di ben 25 sanitari che si sono occupati del caso ed hanno avuto in cura la paziente, ma nulla si sa ancora sulle reali cause del decesso.
Cronologia degli eventi. E' l'ottobre del 2012 quando la donna viene ricoverata nell'ospedale di Lamezia Terme per un'interruzione volontaria di gravidanza. Il 10 dicembre dello stesso anno, quindi, un nuovo ricovero in "codice verde" al Pronto soccorso dell'ospedale di Lamezia con una diagnosi - rivelatasi errata - di broncopolmonite bilaterale fulminante. Nel corso dei giorni successivi al ricovero, i medici formulano ben cinque diagnosi tutte diverse l'una dall'altra, sin quando il 23 dicembre 2012 avviene il decesso senza che i sanitari dell'ospedale di Lamezia siano riusciti ad oggi ad individuare una corretta diagnosi capace di dare una spiegazione ufficiale sulla perdita della giovane vita. Parte così il 24 dicembre 2012 un esposto all'autorità giudiziaria da parte dei familiari della donna. Nello stesso viene prospettata l'ipotesi di un collegamento e di una connessione fra i due ricoveri della paziente: quello di ottobre del 2012 per l'interruzione volontaria di gravidanza e quello del dicembre successivo. Fra le cause più probabili del decesso viene avanzata quella di una una setticemia relativa ad un'infezione presa durante il primo ricovero (ottobre 2012). L'infezione avrebbe poi causato la rottura della corda tendinea della valvola mitralica.

La Giustizia che tarda ad arrivare. Inizia quindi per i familiari della donna un vero e proprio "calvario" giudiziario. Se da una parte, infatti, l'ospedale di Lamezia Terme ad oggi non è ancora riuscito a formulare una corretta diagnosi sulle cause che hanno portato alla rottura della corda tendinea della valvola mitralica, e quindi all'arresto cardiaco, le indagini della Procura di Lamezia - inizialmente affidate al pm Santo Melidona - nel maggio del 2014 portano all'avviso di garanzia nei confronti di ben 21 medici del presidio ospedaliero lametino che si sono occupati della donna nel dicembre 2012, cioè durante il secondo ricovero. Nell'ottobre 2013 - dieci mesi dopo il decesso - vengono infatti consegnati i risultati dell'esame autoptico che ravvisano una "responsabilità da colpa medica grave" in capo ad alcuni degli indagati. Il gip del Tribunale di Lamezia Terme dispone a questo punto - siamo nel 2014 - un primo "incidente probatorio" al fine di "cristallizzare" le prove attraverso l'acquisizione di rilievi scientifici e perizie.
Nuovi indagati. A seguito della perizia disposta dal gip viene ampliata così la lista dei medici indagati che da 21 salgono a 25. La responsabilità del decesso, stando ai nuovi risultati peritali, sarebbe infatti da ascrivere pure ai sanitari che avevano in cura la donna durante il primo ricovero, ovvero quello di ottobre 2012.
Nuovo incidente probatorio. La prima udienza del secondo incidente probatorio si è tenuta il 10 dicembre scorso. La prossima udienza è stata invece fissata per giovedì prossimo, 14 gennaio, dinanzi al gip Maria Teresa Carè, magistrato proveniente da Catanzaro e che dal luglio 2014 ricopre anche l'incarico di nuovo presidente della sezione penale del Tribunale di Lamezia essendo succeduta in tale incarico al giudice Giuseppe Spadaro. Ad oltre tre anni dalla scomparsa della donna di soli 39 anni, al di là dell'individuazione delle singole responsabilità penali, i familiari attendono così di conoscere dalla giustizia una prima verità scientifica ufficiale sulle cause del decesso della congiunta. Verità che tarda ad arrivare e che al dolore per la perdita di una giovane vita rischia di sommare quello di una giustizia che stenta ad offrire risposte accettabili in tempi ragionevoli. (g.b.)
