Unire Vibo con i Comuni vicini e creare una grande area urbana: Lo Schiavo ci prova
Il plauso del Codacons per l'idea che già Rete civica un anno fa aveva avanzato scrivendo ai sindaci di 13 comuni. Ma c'era chi proponeva pure un'Unione con Lamezia
Iniziare a programmare il futuro, puntando ad unirsi. È questa la strada possibile per ridisegnare il volto e un ruolo a Vibo Valentia, secondo il consigliere comunale del gruppo "Progressisti per Vibo" Antonio Lo Schiavo che oggi la sua proposta sulla fusione dei Comuni, intende portarla in Consiglio comunale – si riunirà in seconda convocazione alle 16,30 considerato che ieri la prima è saltata per mancanza del numero legale – per avviare il confronto.
L'annuncio. In questa direzione già ieri Lo Schiavo ha fatto sapere che con i consiglieri Loredana Pilegi e Rosario Tomaino, presenterà "un ordine del giorno con cui chiederò l’avvio della fusione di Vibo con i comuni limitrofi, unico strumento per ridisegnare un ruolo alla città. Nello stesso Consiglio – aggiunge - si discuterà un mio ordine del giorno sulla necessità di acqua pubblica e di maggiori controlli in autotutela sulla sua potabilità. Non nutro molte speranze, ma lo devo ai cittadini che hanno creduto e hanno ancora un’idea diversa dell’impegno politico".
La proposta. Dopo Corigliano e Rossano che domenica hanno scelto di "unirsi" quindi arriva in Aula la proposta di Lo Schiavo che diventa così una risposta alla città di Vibo "capoluogo di Provincia con solo 33.000 abitanti" che "registra una costante perdita demografica oltre ad un ridimensionamento politico ed economico, avendo perso negli anni il suo ruolo industriale e commerciale". Quindi, proprio "la fusione con i comuni limitrofi potrebbe consentire una nascita di una città più forte e competitiva nello scenario calabrese e nazionale". Unire le forze per diventare più forti, l'obiettivo. Da qui, considerato che "l'iniziativa – si legge nella presentazione dell'ordine del giorno – per la fusione dei comuni può essere esercitata dai consigli comunali dei comuni interessati", la proposta di deliberazione "come atto di indirizzo", affinchè sindaco e amministrazione instaurino un tavolo politico e istituzionale con i Comuni limitrofi al fine di avviare l'iter legislativo di fusione, ridisegnando i confini, il ruolo e la funzione della città di Vibo nel mutato contesto regionale e nazionale".

I precedenti. Non una novità, comunque, questa: se infatti lo stesso Lo Schiavo nel gennaio scorso aveva lanciato l'idea e avviato il confronto, un anno prima era stata Rete civica vibonese, presieduta da Diego Brancia, a mettere per iscritto l'idea accarezzata da tempo dal suo gruppo. In particolare, nel 2016 l’associazione aveva inviato ai sindaci di 13 Comuni "ed in particolare a quello di Vibo Valentia, la proposta di fusione tra quelli dell’area-urbana vibonese, per la nascita di un nuovo grande ente locale di circa 90.000 abitanti (87.000 per la precisione)". Secondo Rete civica i Comuni che dovrebbero urnirsi sono Vibo Valentia, Pizzo, Mileto, Maierato, Jonadi, San Gregorio d’Ippona, Sant’Onofrio, San Costantino Calabro, Filandari, Briatico, Filogaso, Stefanaconi, Cessaniti. Questo, quindi, un percorso nel quale "popolazioni residenti del nuovo Ente locale – spiegava allora Brancia - godrebbero di indubbi vantaggi sotto svariati profili (tributario, polo di attrazione di investimenti ed infrastrutturale)". Una grande "città cerniera", dunque, tra Lamezia e Gioia. E da Lamezia, infine, un'altra proposta arrivava dal capogruppo in Consiglio comunale di “Alleanza Civica con Mascaro”, Salvatore De Biase, che guardava invece ad un'unione tra Vibo e Lamezia per quella che sarebbe potuta diventare una tra le aree urbane più importanti della Calabria. Insomma, un'occasione per superare anche le divisioni "storiche" e guardare al futuro in sinergia.
Codacons. Ad esprimere soddisfazione per la proposta di Lo Schiavo è stato ieri il referente del Codacons, l’avvocato Claudio Cricenti. "La proposta di fusione dei comuni e l’attenzione al bene vita “acqua” sono delle questioni quanto mai urgenti e doverose da trattare". Per Cricenti questo è un territorio "in cui le istituzioni e i cittadini devono necessariamente operare un’analisi critica introspettiva e individuare soluzioni". A giudizio dell’avvocato Cricenti, quindi, il comune di Vibo - ovvero la Comunità Vibonese - non può prescindere dalla valorizzazione del territorio e delle sue potenzialità. In questa direzione, "la proposta del notaio Lo Schiavo e degli altri consiglieri progressisti costituisce un momento di democrazia ed uno slancio verso un percorso che mira a smuovere il torpore della città con proposte concrete e realizzabili" e per questo l'auspicio è che venga avviato un confronto pubblico, al quale i cittadini diano il loro contributo. Solo attraverso la fusione tra Comune si potrà pensare che servizi fondamentali - quali ad esempio quello socio-sanitario, ma anche quello inerente la gestione di importanti settori, quali quello dei rifiuti, il turismo, lo sviluppo dell'agricoltura, la valorizzazione dei beni paesaggistici e culturalie, lo sviluppo urbanistico e non da ultimo il sistema idrico - potranno realmente assicurare agli utenti un'utilità ed una qualità a cui gli stessi hanno diritto e che ancora oggi purtroppo sono rimasti irrealizzati".
