"Ndrangheta nelle vesti di avvocato": il post di Morra scatena il malumore dei penalisti
Sono state considerate inaccettabili dalla Camera Penale di Cosenza le dichiarazioni rilasciate dal presidente della commissione nazionale antimafia Nicola Morra sui social network (Facebook) all’indomani della maxi operazione della Dda di Catanzaro che ha visto coinvolti anche due avvocati del foro di Cosenza. “Qui a Cosenza è una ‘ndrangheta che si presenta nelle vesti di un avvocato, imprenditore o amministratore pubblico”. Il riferimento di Morra è al sindaco di Rende Marcello Manna e ai due assessori Francesco De Cicco e Pino Munno, sottoposti agli arresti domiciliari.
Per la Camera Penale cosentina: “Il contenuto perentorio delle suddette affermazioni che rendono l’inciso 'garantista di sola forma' che si traduce in un vero e proprio 'verdetto' di condanna nel merito delle ipotesi di reato, emesso da un Rappresentante delle Istituzioni, ancor prima che gli indagati abbiano potuto esercitare compiutamente, correttamente e tempestivamente il diritto di difesa dinanzi agli Organi di giurisdizione preposti al controllo di merito e legittimità del provvedimento coercitivo”.
“Tale fatto – secondo i penalisti – costituisce un vero e proprio “corto circuito Istituzionale-Giudiziario” poiché in grado di depotenziare o – peggio – fare detonare la regola di civiltà giuridica della “presunzione di non colpevolezza”, tesa alla tutela dei diritti delle persone coinvolte nel procedimento penale e – ancor più – rivolta alla salvaguardia della funzione giurisdizionale, onde rendere effettivamente libero il convincimento della Magistratura giudicante da ogni forma di interferenza e suggestione, anche e soprattutto di rango istituzionale come nel caso di specie, che sono e devono restare estranee al 'giusto processo' ".
Ancora più grave è stata ritenuta l’espressione “è una ‘ndrangheta… che si presenta nelle vesti di un avvocato” intacca, mediante l’inaccettabile accostamento “’ndrangheta-avvocato”, l’effettività del diritto di difesa degli avvocati indagati nel detto procedimento e ne dileggia la funzione costituzionale». Da qui la scelta dei penalisti di voler rivendicare «con forza e determinazione, la funzione di “sentinella delle garanzie dei diritti” da parte dei penalisti cosentini, nei termini impressi nello Statuto della Camera penale “Avvocato Fausto Gullo” per la più efficace attuazione della giustizia penale, che deve essere tenuta al riparo dal pensiero “illiberale che imperversa nel nostro Paese, sempre più proclive ad assimilare l’indagato al reo””.
La Camera Penale ha espresso: “ferma e incondizionata solidarietà agli avvocati penalisti del foro cosentino, Marcello Manna e Paolo Pisani, che da decenni difendono con probità, decoro, diligenza e competenza “i diritti degli ultimi” e le cui Toghe sono intrise dei valori dell’Avvocatura come vocazione ancor prima che professione, certi che i preposti Organi di giustizia ne accerteranno la estraneità da qualsiasi condotta loro ascritta”. E deliberato lo stato di agitazione per “la correlata preoccupazione che il contenuto dello stesso possa costituire una interferenza 'istituzionale' idonea a condizionare l’attività giurisprudenziale”.
