L'associazione interviene sullo scandalo 'Tempa Rossa', che ha colpito anche la Calabria e torna sul referendum del 17 aprile: "Bisogna liberare i territori dalla schiavitù delle fonti fossili"

"Iam (Iniziative ambientali meridionali) non ha nessun tipo di problema, è la popolazione che ha il problema... il problema degli odori: ormai esce su tutti gli impianti... delle vostre acque". Legambiente interviene sullo scandalo 'Tempa Rossa' e riporta uno stralcio delle intercettazioni telefoniche tra il legale rappresentante della Ecosistem – ditta lametina che lavora nel settore rifiuti – e il manager che gestisce per conto dell'Eni i rifiuti liquidi prodotti nel Centro oli di Viggiano in Basilicata. Parole che, si legge in un comunicato, destano "sconcerto, rabbia, amarezza".

Uno scandalo anche calabrese. "Le attività investigative del Nucleo operativo ecologico dell’Arma dei carabinieri - ricorda Legambiente - evidenziano un presunto traffico di materiali pericolosi smaltiti illecitamente nei depuratori di Bisignano (Consuleco) e di Gioia Tauro (Iam), impianti non adeguati al trattamento. Diversi arresti a Potenza, sei indagati calabresi e la consapevolezza di avere finalmente, con la nuova legge sugli ecoreati, uno strumento efficace per fare giustizia. I territori, però, rimarranno irrimediabilmente danneggiati". E assieme ai territori la salute dei cittadini e del territorio che, continua l'associazione, "non interessano alle ecomafie, a imprenditori o meglio 'prenditori' di futuro che hanno come solo interesse quello di lucrare a danno delle popolazioni. E per farlo, secondo i magistrati, modificavano il codice dei rifiuti, facendo finta che fossero normali reflui, e recapitarli a impianti 'regolari'. L’unica emergenza, per loro, erano i cattivi odori che emanavano gli impianti di depurazione con il caldo e bisognava fare qualcosa, per viaggiare 'un attimo tranquilli' per tutta l'estate".

Chi inquina paghi. “Se le indagini della Procura saranno confermate – afferma Francesco Falcone, presidente Legambiente Calabria - chiederemo alle associazioni di categoria di applicare il principio 'chi inquina paghi' al loro interno, per l’espulsione degli imprenditori che risulteranno eventualmente colpevoli delle attività illecite ipotizzate. Chiediamo, inoltre, un intervento dell'ente di governo d'ambito per il Servizio idrico integrato “Autorità idrica della Calabria Aic”, istituita con deliberazione di Giunta regionale n. 256 del 27/07/2015, che ancora pare essere sulla carta, nei confronti delle aziende poste sotto sequestro”.

Basta petrolio. L'inchiesta di Potenza getta, afferma Legambiente, "ancora una volta l'ombra sulle attività dell’Eni in Val d’Agri e di un sistema pubblico ormai chiaramente incapace di svolgere un autorevole servizio di controllo e monitoraggio ambientale". Da qui la richiesta ad Arpacal e alle Asl "di fare luce sui danni ambientali provocati al territorio ed alla salute dei cittadini". Quella del petrolio, si legge ancora nel comunicato "si conferma una filiera oscura e foriera di distorsioni che danneggiano pesantemente i territori". La legge sugli ecoreati, entrata in vigore un anno fa, è un tassello importante. "Ma non basta - dichiara Legambiente -. Serve liberare i territori dalla schiavitù delle fonti fossili, ed è per questo che il referendum del 17 aprile potrà dare un enorme contributo alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo di un futuro pulito".