"Il 3 e 4 ottobre prossimi i cittadini calabresi saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Consiglio regionale e con esso il presidente della Giunta cui sarà affidato il compito di governare la Calabria per i prossimi 5 anni. Appare molto probabile che l'affluenza ai seggi sarà bassa e più della metà degli aventi diritto diserteranno le urne, mettendo in scena una protesta silenziosa che deve far riflettere che è investito del potere decisionale. Una "fuga dal voto" che è sintomo di un allarmante distacco dalla politica, che affonda le radici in discutibili scelte istituzionali che hanno minato il rapporto di fiducia che intercorre tra la maggior parte dei calabresi e i partiti nazionali". Esordisce così l'ex parlamentare Brunello Censore, candidato tra le fila della lista guidata da Mario Oliverio che si pone in antitesi rispetto a quel Partito democratico che ha deciso lasciarlo per due volte fuori dalla competizione elettorale.

"Roma, infatti -spiega Censore - viene considerata come una "matrigna" sempre più pronta a prendere che a dare alla Calabria quello che le spetta. A questo proposito appare emblematica la condizione della sanità calabrese, commissariata da 11 anni con Roma che decide praticamente tutto, politiche sanitarie e commissari, senza contare le varie misure sanzionatorie come il blocco del turnover del personale e l'incremento, in via automatica, delle più importanti aliquote fiscali. Una eterna "zona rossa" dove i livelli essenziali di assistenza anziché aumentare, diminuiscono. Il bilancio di questa politica è sotto gli occhi dì tutti: il diritto alla salute si è ulteriormente indebolito ed il debito è diventato una componente strutturale della sanità calabrese".

In sostanza il rimedio è stato peggiore del male, "con le scelte politiche di Roma e dei suoi commissari -sottolinea l'ex deputato - che hanno aggravato la malattia. Da questa considerazione non si salva nessuno; infatti tutti i partiti, siano essi di di destra o di sinistra, si sono avvicendati al Governo e, tutti, hanno mantenuto in vita le medesime scelte di commissariamento sistematico per la sanità calabrese. Una politica di stampo centralistico e neo-coloniale, attraverso la quale ai calabresi è stato "rubato il futuro". Ma c'è un altro dato: una politica di questo tipo accantona la volontà popolare dei calabresi. Lo dice la Costituzione che affida la tutela del diritto alla salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni delineando un sistema di amministrazione della sanità che amplifica la gestione sanitaria regionale. In questa ottica il sistema dei commissariamenti ha carattere puramente straordinario e contingentato, mentre per quanto concerne la Calabria ormai sta diventando la regola".

Insomma, è una Calabria quasi senza speranze, sebbene un rimedio esista: "Il rimedio a questo stato di cose -conclude Brunello Censore - risiede in una "cura" radicalmente alternativa alla ricetta romana dei commissariamenti e delle decisioni centralistiche: autonomia e responsabilità diretta dei calabresi sul loro futuro e su quello della propria regione, attraverso un progetto che abbia corpo e cervello dentro la nostra realtà. Una politica regionale di riformismo vero nell'esclusivo interesse dei cittadini attraverso la costruzione di un nuovo modello di sanità che sia vicino ai più fragili, garantendo personale e strutture qualificate. Tutto questo c'è lo chiede la nostra terra e il Covid-19 che ci ha messo a dura prova. E' semplicemente questo il progetto della lista "Oliverio Presidente" e continuerà, in forma originale e partecipata, dopo il voto del 3 e 4 ottobre prossimi".