Prestazioni a pagamento fuori da ogni tracciabilità, ricevute fiscali mai rilasciate, pagamenti in contanti e l’utilizzo illecito di materiale sanitario: ruota attorno a queste accuse il coinvolgimento del cardiologo Giampiero Maglia, all’epoca dirigente del reparto di Cardiologia-Utic del “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro, nell’inchiesta che ha portato lo scorso 15 luglio a 11 arresti per un presunto sistema di visite in nero, peculato e false fatturazioni.
Pos guasto, contanti e tariffe non autorizzate
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Maglia – autorizzato all’intramoenia “allargata” ma comunque vincolato all’uso del Pos aziendale e a tariffe fisse – avrebbe eluso le regole effettuando oltre 3.100 visite in nero nel suo studio privato a Pizzo Calabro, incassando personalmente circa 319mila euro. Solo tra giugno e dicembre 2022, avrebbe eseguito 270 visite irregolari per un valore di oltre 29mila euro, senza passare dall’ufficio Alpi, né registrare correttamente le prestazioni. Il medico avrebbe anche adottato un sistema collaudato: niente tracciabilità, tariffe decise autonomamente, e per i pagamenti, ai pazienti veniva riferito che il Pos era guasto, invitandoli a prelevare contanti allo sportello più vicino. In alcune occasioni, avrebbe poi versato parte del denaro all’Azienda, chiedendo la registrazione postuma delle visite, per simulare la regolarità delle prestazioni.
Coinvolta anche Candigliota: visite e materiale trafugato
Nel fascicolo spunta anche Mafalda Candigliota, in servizio nel reparto di Cardiologia della “Dulbecco”, anche lei soggetta a vincolo di esclusività. Avrebbe operato nello stesso studio di Pizzo, affiancando Maglia o svolgendo visite in autonomia, senza alcuna autorizzazione. Secondo gli inquirenti, la dottoressa avrebbe inoltre prelevato indebitamente materiale medico dall’ospedale, insieme a due infermieri, per impiegarlo nello studio privato.