Ispezione della deputata del M5S: "illegalità diffusa, un ascensore dove vanno neonati e spazzatura". Chieste le dimissioni dei dirigenti che hanno rassicurato il Prefetto

Ogni cosa ha un suo nome. Anche l'illegalità. Parola dell'on. Dalila Nesci che, da poco, ha concluso l'ispezione nell'ospedale di Vibo Valentia, nel reparto di Ginecologia. L'ha fatta all'indomani del vertice in Prefettura, dove la dirigenza dell'Asp aveva assicurato che il reparto è "a norma", contrariamente a quanto avevano denunciato, nei giorni precedenti, i medici che avevano messo nero su bianco le criticità. Una denuncia che ha "squarciato il velo di ipocrisia e omertà" ha spiegato, invece, la deputata del Movimento cinque stelle che per verificare quanto affermato dai medici, ha deciso di scendere in campo e tastare con mano la situazione E dopo la visita nel reparto, la certezza è stata una: "È un reparto fuori legge e mette a repentaglio la vita degli utenti e dei sanitari che sono costretti a doppi e tripli turni" e motivo per cui la parlamentare ha chiesto le dimissioni di dirigenti, del commissario Scura e del presidente della Regione, annunciando un esposto alla Procura.

Le "illegalità". Ha fatto, quindi, un punto sui riscontri dopo l'ispezione l'on. Nesci, partendo dai turni "che non rispettano le indicazioni della legge e sono insicuri per medici e pazienti". Quindi, ha rammentato che esiste un verbale datato gennaio 2017 di cui, a quanto pare, nessuno ha preso atto "c'è stata una commissione di inchiesta e i dirigenti dell'Asp lo sapevano. E le mancanze che venivano segnalate sono confermate, anche oggi dal primario facente funzioni". Insomma, le denunce dei medici delle scorse settimane non erano di certo campate in aria, "avevano richiesto attrezzatura ad esempio – ha aggiunto – mai corrisposta, o la sala parto che si trova in un altro piano rispetto alla degenza, con lavori iniziati ma di cui non si conosce il termine. Nel 2009 era stata dichiarata l'emergenza ma da allora nulla è cambiato". Parole forti quelle della parlamentare che ha, quindi, proseguito nell'elenco delle criticità: dall'ascensore unico "dove vanno le madri, i neonati, i sanitari, i visitatori, i pasti e la spazzatura", al nido "che non è isolato con grave rischio di infezioni". E ancora: "La sala parto unica per chi partorisce, chi abortisce e chi muore. E questo – ha rimarcato – è fuori legge; manca poi – ha aggiunto – la rianimazione, le attrezzature o sono rotte o obsolete, è insufficiente il personale; i letti di degenza sono obsoleti, non ci sono procedure codificate per l'urgenza-emergenza, manca quindi un protocollo".

La denuncia. Un lungo elenco fatto "di insufficienze e mancanze che ho verificato e che saranno al centro di un esposto-denuncia che presenterò alla Procura di Vibo e Catanzaro, così come chiederò subito la convocazione di un tavolo prefettizio. Perché – ha chiosato – all'ultimo tavolo sono state negate tutte queste illegalità e per questo chiedo le dimissioni in blocco dei dirigenti dell'azienda, che sapevano anche – ha ribadito – del verbale del gennaio 2017 e da 10 mesi nessuno fa niente, né è stato avviato un cronoprogramma". A seguire, ha per questo chiesto le dimissioni del commissario Scura e di Urbani "avevano mandato la commissione e se ne sono infischiati del verbale" e, tra le altre, chieste pure le dimissioni di Oliverio "per omessa vigilanza".

L'appello. Da parlamentare ma "soprattutto da cittadina calabrese e vibonese" ha parlato la deputata, puntando il dito contro il governatore che chiede la fine del commissariamento, "sui problemi che dirà, che aveva le bende agli occhi? Qui parliamo di illegalità diffuse e nessuno fa niente". Un quadro sconcertante quello delineato e per cui ha chiesto alla collettività di unirsi a lei in questa battaglia nel nome del diritto alla salute e del lavoro di quei sanitari che si sacrificano. Un appello "alle mamme e alle donne" in primis, "ci sono le certificazioni di queste illegalità diffuse e il reparto va messo in sicurezza".

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