La parlamentare chiede un intervento di riequilibrio del capo dello stato per ristabilire l'ordine naturale delle potestà legislative e dei rapporti istituzionali. 

Torna all’attacco la deputata pentastellata, Dalila Nesci, che ormai ha fatto della sanità calabrese il suo cavallo di battaglia. La parlamentare dopo aver presentato numerosi esposti alla Procura della Repubblica denunciando il mancato rinnovo del protocollo d’intesa tra le Regione Calabria e l’Università, in ordine alle modalità di finanziamento del policlinico universitario del capoluogo, ha adesso scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lamentando “l’infondatezza giuridica del percorso avviato dalla struttura commissariale” nel processo d’integrazione tra l’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” e l’universitaria “Mater Domini”. “La struttura commissariale sta gravemente abusando della delega del governo” ha accusato la deputato, chiedendo al capo dello Stato “un intervento di riequilibrio dell'ordine naturale delle potestà legislative e dei rapporti istituzionali”. Il terreno di scontro è la sanità e, in particolar modo, il processo d’integrazione tra le due aziende che, secondo la grillina, “il commissario Massimo Scura e il sub-commissario Andrea Urbani intendono decretare obbligando il consiglio regionale a rimuovere ogni ostacolo normativo”.

Sulla sanità.  "I gravi tagli alla spesa sanitaria - ha continuato la parlamentare - operati nell'ambito del suddetto piano di rientro, progressivi e sempre penalizzanti, sono un vero imbroglio. Lo conferma il X Rapporto Sanità, da cui emerge che" i cittadini calabresi "sono costretti ad affrontare in proprio aggravi molto maggiori rispetto a quelli di aree settentrionali del Paese, benché la Calabria abbia meno finanziamenti sanitari, più patologie croniche e comorbilità. In sostanza - ha rimarcato l'esponente M5s - il piano di rientro serve a perpetrare una remota logica di marginalizzazione dell'estrema punta del Sud italiano, coperta dalla vulgata degli sprechi locali e delle ridondanti necessità di correttivi, spesso funzionali a mere mire affaristiche, consentite e alimentate a più livelli istituzionali. Il commissariamento - ha scritto Nesci - si traduce, nei fatti, in un mezzo per cancellare servizi sanitari essenziali, comprimere il diritto alla salute, attivare forzatamente delle consulenze e favorire strutture sanitarie, come il policlinico dell'Università di Catanzaro, che hanno già utilizzato in scioltezza ingenti risorse pubbliche, con conseguenti disavanzi e vicende ancora da chiarire".