Il processo "Rimpiazzo" contro il clan dei Piscopisani, attivo nell'omonima frazione di Vibo Valentia, va avanti in queste settimane. Lo scorso 21 giugno è iniziato l'esame del collaboratore di giustizia Raffaele Moscato che finirà di essere interrogato dal pubblico ministero, probabilmente, il prossimo 22 luglio. Ed è proprio nell'udienza di fine giugno che il collaboratore di giustizia ha spiegato le ragioni del suo pentimento avvenuto nel marzo del 2015: "Per cambiare vita dottore", ha detto rispondendo alla domanda del pubblico ministero Andrea Mancuso. "Conducevo una vita da criminale - aggiunge - che sentivo che non mi apparteneva più".

Moscato infatti, con il clan dei Piscopisani, ha commesso "dall'estorsione alla rapina, all'omicidio, alla gambizzazione". Un vero e proprio killer che però, quando ha deciso di fare il "passo" verso la giustizia, "non sono passate nemmeno 24 ore, perché mi sono sentito marcio, che non appartenevo più a quella vita, e ho preso questa scelta".

"Che vita voleva intraprendere e come mai ad un certo punto decide di cambiare vita?" insiste allora il pubblico ministero della Dda di Catanzaro. "Ma guardi dottore - risponde Moscato - ci sono state tante cose nel corso degli anni, non direi delusioni, perché ormai non penso nemmeno più alle delusioni, però quella vita là da... da rischiare dalla mattina alla sera di essere ucciso... oppure da stare in ergastolo". Ci sono "tante ragioni" spiega, e - aggiunge - "anche se so che posso essere ucciso pure domani, lo rifarei altre mille volte tranquillamente". (a.s.)