Ricadi, Saragò vince la battaglia giudiziaria: non è incandidabile. Ma promette: "Non mi ricandiderò mai più"
Quattro anni di battaglie nei tribunali (civili) ma alla fine ha vinto: La Corte d’Appello di Catanzaro, in sede di giudizio di rinvio, ha respinto la richiesta di declaratoria di incandidabilità per Franco Saragò, quale ex consigliere del Comune di Ricadi, avanzata circa quattro anni fa dal Ministero dell’Interno. A Saragò sono serviti quattro gradi di giudizio per avere una pronuncia che diverrà definitiva se non appellata. Nei primi tre gradi di giudizio (Tribunale di Vibo Valentia aprile 2015; Corte d’Appello di Catanzaro settembre 2015; Corte di Cassazione novembre 2016), i giudici non sono mai entrati nel merito. Nei primi due gradi, infatti, era stata accolta una eccezione di improcedibilità, in base all’art. 143 del TUEL; eccezione che è stata cassata con rinvio in terzo grado. Saragò, difeso dall’avv. Antonio Scuticchio del Foro di Vibo Valentia, è quindi tornato in Corte d’Appello per chiedere, finalmente, quella decisione nel merito della vicenda cui aspirava sin dal primo grado. In particolare, per chiedere giustizia su un episodio- quello incriminato- del quale non esisteva alcuna intercettazione diretta ma solo un vago racconto circa una richiesta di un voto rivolta dallo zio sacerdote alla figlia di un boss mafioso, non in quanto tale ma come parocchiana (tra l’altro, si tratta di una donna mai gravata da indagini o procedimenti penali).
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Ebbene, con sentenza depositata ieri, la Corte d’Appello di Catanzaro ha stabilito che l’ex candidato a sindaco, eletto consigliere, non solo “non ha partecipato a nessuna delle condotte inquadrate come criminose e lesive del buon andamento dell’attività del Comune” ma, anzi, negli anni ha tenuto “un comportamento che denota una propensione alla lotta alla criminalità organizzata”. Sono note, infatti, le sue battaglie contro la cementificazione, le speculazioni edilizie e l’inquinamento sospetto dei mari condotte, da 15 anni a questa parte, come segretario del circolo di Legambiente di Ricadi.
“Ho pagato prezzi molto alti”, ha affermato Franco Saragò nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina nello studio del suo legale, ricordando che la mafia, anni fa, gli incendiò due automobili. “La cosa che mi ha fatto più male- ha proseguito- è essere stato colpito e diffamato da pezzi dello Stato, io che ho sempre improntato le mie azioni alla denuncia degli affari sporchi. Nella proposta di incandidabilità, il Ministero dell’Interno mi ha indicato come coautore di alcuni atti amministrativi illegittimi. Quando, invece, bastava leggere gli atti per accorgersi che non era così. Anzi, la cosa paradossale è che molte condotte amministrative alla base dello scioglimento del consiglio di Ricadi sono state individuate proprio grazie alle denunce e segnalazioni che all’epoca feci alla Prefettura di Vibo Valentia e alla stampa”.
“Mi sento libero da un incubo- ha concluso Franco Saragò- ma non sono contento. Penso ai quattro anni che ho passato in queste condizioni. E ringrazio gli amici e le associazioni che hanno continuato a starmi vicino perché non credevano minimamente a quello che di me era stato scritto. Ho condotto questa battaglia per la mia dignità, non perché avevo interesse a ricandidarmi. Anzi, per me l’esperienza politica si conclude qui. Perché ho sempre cercato di essere leale con i rappresentanti dello Stato, di collaborare con essi. E infatti ho denunciato, ho detto cose scomode in un comune dove ci sono interessi, e poi mi sono trovato sul banco degli imputati. Questo vuol dire essere traditi. E per questo ho preso la decisione di smettere con la vita pubblica. Continuerò a portare avanti le tematiche della legalità, del rispetto dell’ambiente e della giustizia nelle associazioni cui appartengo”.
