'Ndrangheta, la Corte d'Appello conferma l'impianto accusatorio: vibonese condannato a 13 anni (NOME)
L'indagine, avviata nel 2022, aveva portato all'esecuzione di 23 misure cautelari e al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro
La Corte d'Assise d'Appello di Bologna ha sostanzialmente confermato il giudizio di primo grado nel processo "Radici", nato dall'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ha acceso i riflettori su un presunto sistema di infiltrazione della 'ndrangheta nell'economia della riviera romagnola.
Il collegio, presieduto dalla giudice Anna Mori, ha ribadito l'impianto accusatorio già accolto dal Tribunale di Ravenna nel gennaio scorso, confermando la gran parte delle 21 condanne pronunciate in primo grado, per un totale di 98 anni di reclusione.
Tra gli aspetti ritenuti fondati dalla Corte vi è anche la contestazione dell'associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, riconosciuta pur in assenza di una struttura criminale stabilmente insediata sul territorio emiliano-romagnolo. La decisione rappresenta un passaggio significativo nella ricostruzione dell'attività investigativa sviluppata dalla Dda di Bologna.
Le modifiche apportate in secondo grado riguardano esclusivamente alcune assoluzioni riferite a capi d'imputazione marginali, limitate rideterminazioni delle pene e la riduzione delle somme riconosciute a titolo di provvisionale ai Comuni costituiti parte civile: Bagnacavallo, Cervia, Cesenatico e Imola.
L'indagine, avviata nel 2022, aveva portato all'esecuzione di 23 misure cautelari e al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro. Oltre ai reati associativi, agli imputati erano contestati anche episodi di caporalato, estorsione e illeciti di natura finanziaria.
Tra le condanne più pesanti confermate in appello figurano quelle di Saverio Serra, originario di Vibo Valentia ma residente a Cervia, condannato a 13 anni e tre mesi;, condannato a 13 anni e tre mesi di reclusione; Francesco Patamia, ex candidato alla Camera dei Deputati con la lista "Noi Moderati", che dovrà scontare 11 anni e due mesi; e Rocco Patamia, condannato a 10 anni e sei mesi. Secondo l'accusa, padre e figlio avrebbero operato nell'interesse della cosca Piromalli.
Confermata anche la condanna a sei anni e otto mesi nei confronti di Alessandro Di Maina, mentre per gli altri imputati le pene restano comprese tra i due e i quattro anni di reclusione.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
