Il territorio vibonese è una polveriera. La riorganizzazione della Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica), varata lo scorso 8 aprile con la deliberazione n. 176, ha innescato una durissima reazione dei sindaci della provincia, costringendo il nuovo commissario dell'ASP, Vittorio Sestito, da quanto emerso nel tardo pomeriggio odierno, a una mossa diplomatica di emergenza: la sospensione momentanea del provvedimento.

Il piano di riorganizzazione,  adottato dalla Commissione straordinaria, prevedeva l'aggregazione funzionale di diverse sedi per far fronte alla "cronica carenza di personale medico". L'obiettivo dichiarato era l'adeguamento agli standard del D.M. 77/2022 e dell'Accordo Collettivo Nazionale, unificando le sedi vicine (entro i 5-6 km di distanza) per permettere una rotazione dei turni più agevole.

Secondo l'Asp di Vibo, la scelta di accorpare le postazioni era l'unica via per garantire la copertura dei servizi dalle 20:00 alle 08:00 nei feriali e durante l'intero weekend, evitando chiusure improvvise dei presidi per mancanza di camici bianchi.

Il principio della "prossimità chilometrica", tuttavia, non ha convinto i rappresentanti dei territori. I sindaci hanno immediatamente fatto fronte comune, interpretando il piano come un ulteriore depauperamento dei servizi sanitari in zone già fragili. La protesta è montata in poche ore, portando alla richiesta formale di una convocazione d’urgenza della Conferenza dei Sindaci, prevista per l’inizio della prossima settimana.

I primi cittadini lamentano la mancanza di concertazione e il rischio che l'aggregazione delle sedi diventi, nei fatti, un primo passo verso la chiusura definitiva di presidi vitali per le comunità locali.

In questo clima di forte contrapposizione, si inserisce la decisione di Vittorio Sestito. Il nuovo commissario, insediatosi ieri al vertice dell'Azienda sanitaria provinciale, ha scelto la via del dialogo, decidendo di congelare temporaneamente l'efficacia della delibera n. 176.

La sospensione è finalizzata a smorzare i toni e a permettere un confronto tecnico con i sindaci prima di procedere a qualunque modifica strutturale. Resta inteso che la carenza di personale rimane un nodo critico che l'ASP dovrà sciogliere, ma per ora il "muro" alzato dai territori ha ottenuto il risultato sperato: fermare le lancette di una riforma giudicata troppo penalizzante per la provincia.