Imprenditrice uccisa e fatta sparire nel Vibonese: spunta un nuovo testimone (NOME)
Il testimone ha raccontato di aver assistito a un episodio inquietante nel terreno di campagna

Un testimone finora reticente ha parlato in aula nel processo per l’omicidio di Maria Chindamo. Si tratta di Vasile Girgiz, 55 anni, rumeno residente a Laureana di Borrello dal 2005, che nel 2016 lavorava nell’agrumeto dei familiari di Francesco Arcieri, cognato della vittima. Girgiz, indagato per false dichiarazioni al pm, ha deciso di rispondere alle domande del pubblico ministero Annamaria Frustaci nell’ambito del procedimento che vede unico imputato Salvatore Ascone.
Il testimone ha raccontato di aver assistito a un episodio inquietante nel terreno denominato Perseo: con altri due operai, tra cui Giovanni Capone, notò una persona a distanza, vestita da cacciatore, poco prima che Capone facesse ritorno con la testa sanguinante. Girgiz afferma di essersi tolto la maglietta per tamponare la ferita, mentre Capone minimizzava dicendo di essersi ferito con un ramo.
Successivamente, il rumeno ha dichiarato di aver riconosciuto quella stessa persona nella tenuta di Francesco Arcieri, impegnata nella gestione di un escavatore: era Salvatore Ascone. Girgiz ha spiegato di aver ricevuto istruzioni dal datore di lavoro di parlare lontano da microspie e ha ricordato episodi precedenti di ritrattazioni, sia sue che di altri detenuti, registrati e consegnati all’autorità giudiziaria.
La testimonianza si inserisce in un procedimento che continua a far luce su rapporti, ruoli e responsabilità legati alla scomparsa e all’uccisione dell’imprenditrice agricola di Laureana di Borrello. Anche la moglie di Girgiz, Maria, ha confermato l’episodio della testa ferita di Capone e i successivi interventi dei carabinieri nell’azienda Arcieri, tra perquisizioni e sequestri di macchinari.
