Un essere misterioso che detiene in sé due lati: uno celestiale e uno diabolico. La donna, per secoli, ha suscitato visioni diverse nell’immaginario  collettivo, frequentemente considerata nel mero ruolo di angelo del focolare, di peccatrice o sottomessa.

Inferiori nei secoli. La donna, per lo sguardo giudicante dell’uomo, ha mantenuto un giudizio invariato: lo stato di inferiorità che lo stesso genere femminile ha accettato. La cultura dell’inferioritá si è fatta spazio nelle menti del genere umano dando vita, così, ad un contesto sociale in cui, ancora oggi, l’asimmetria di genere è costante in un Paese che nega la misoginia, lasciata soltanto ai racconti di cronaca, quotidianamente riportati, nei quali si parla di donne quando non c’è più nulla da fare.




Tante le iniziative. Domani sará il 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In Calabria molte sono state le iniziative, svolte in tutte le province. A Lamezia Terme hanno scelto di ricordare tutte le vittime di femminicidio gli alunni della scuola secondaria di primo grado “Don Milani” che si sono ispirati alla campagna posto occupato per ricordare le vittime di violenza.

Panchina occupata. I bambini hanno occupato, con cartelloni e palloncini, una panchina sul corso. Un gesto simbolico al quale è seguito un momento toccante, in quanto tutto gli studenti hanno attaccato sulla panchina un cartoncino colorato riportante il nome di ogni vittima e del suo carnefice, quasi sempre l’uomo che aveva giurato loro amore eterno. Riemerge così, attraverso quella lista interminabile di nomi, il senso maschilistico che ha nutrito per anni, con messaggi sbagliati, la società facendo passare il concetto endemico dell’ inferiorità tra i sessi.

“No” alla violenza. Alcune alunne dell’istituto hanno deciso, infine, di interpretare una scena tratta dal monologo di Paola Cortellesi: “Mi chiamo Marina e credo nell’amore”. Un messaggio quello lanciato dai ragazzi, attraverso questa iniziativa,   che hanno urlato un “no” alla violenza di genere e che hanno voluto chiarire la necessità di rompere “le differenze costruite” in anni di pensieri sbagliati.