LA RIFLESSIONE | Il voto regionale penalizza i territori di periferia
All’indomani della ufficializzazione degli eletti in Consiglio regionale, al di là delle dotte – in alcuni casi, saccenti – analisi, riflessioni, giudizi e commenti di politologi, sociologi ed esperti di varia natura, resta il risultato – questo non teorico o auspicabile, ma concreto e reale – di chi ce l’ha fatta e chi no, di chi ha vinto e chi invece ha perso. Perché una cosa è certa: c’è un gruppo politico che avrà il compito, per mandato elettorale, di governare la Calabria per i prossimi 5 anni e chi è chiamato a svolgere il loro che spetta all’opposizione.
Rimane da fare la fotografia che riguarda i diversi territori della Calabria, quantomeno per quel che riguarda le cinque province e la loro rappresentanza a Palazzo Campanella. Un ragionamento che parte da una constatazione amara per chi vive nella periferia della periferica Calabria.
Questa legge elettorale, così come concepita, tutela gli interessi dei grandi centri, così come quelli delle grandi province, ma finisce per penalizzare notevolmente i candidati della periferia. Vale a dire, quelli che hanno il proprio bacino elettorale nelle province di Vibo Valentia e Crotone, due province a suo tempo nate già piccole e quindi strutturalmente deboli, che anche in questa occasione si ritrovano con una rappresentanza minima, dal peso praticamente ininfluente.
Basti pensare che nella tornata di domenica, a Vibo Valentia sono stati eletti appena due consiglieri più uno, a Crotone addirittura una soltanto, Flora Sculco.
I vibonesi eletti, sono Luigi Tassone, sindaco di Serra San Bruno e Vito Pitaro ai quali si aggiunge ovviamente Pippo Callipo, che entra di diritto in quanto migliore contendente della vincitrice Jole Santelli. Ed invece, fanno il pieno le tre grandi province: sono sette i consiglieri regionali di Catanzaro, nove quelli di Reggio Calabria, addirittura dieci quelli di Cosenza.
L’elezione nelle file del PD di Luigi Tassone, sindaco di Serra San Bruno e presidente della conferenza dei sindaci della provincia di Vibo Valentia, rappresenta il trionfo politico di Brunello Censore. L’ex parlamentare al quale è stata negata la candidatura da Pippo Callipo in persone che ne ha posto il veto, si prende una grande rivincita facendo eleggere il suo protetto e confermando che è lui a detenere la leadership del partito nel Vibonese con un forza che supera i piccoli confini del territorio provinciale.
Un altro politico che ha confermato la propria leadership, in questo caso nella coalizione di centrodestra, è certamente il senatore di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori. L’elezione di Vito Pitaro porta il suo timbro. Pitaro, malgrado la giovane età, è un veterano della politica e non era al suo primo tentativo di entrare in Consiglio regionale, un sogno che ha potuto realizzare solo grazie all’antica e leale amicizia con il senatore azzurro.
È vibonese anche Filippo Pietropaolo, pupillo dell’on. Wanda Ferro e non a caso eletto in Fratelli d’Italia. Manager stimato, esperto in fondi europei, sebbene non risieda da tempo a Vibo Valentia, Filippo Pietropaolo mantiene forte i suoi legami con la famiglia che a Vibo Valentia vive ed opera distinguendosi nel volontariato e non disdegnando qualche incursione in politica.
Riusciranno a farsi spazio tra gli scranni di Palazzo Campanella per dare visibilità e sostegno ad un territorio – il Vibonese – sin troppo trascurato quando non proprio dimenticato?
Maurizio Bonanno
